Bussi, la discarica più inquinante che c’è… ma nessuno lo sa!

di Erika Facciolla del 28 agosto 2013

Il problema ‘rifiuti’ raccontato dai media fornisce solo una fotografia parziale di una realtà molto più complessa e grave di quel che si possa immaginare. Siamo abituati alle immagini dei cumuli di immondizia per le strade delle grandi città, e più di recente televisione e giornali hanno raccontato l’emergenza in Campania agitando davanti agli occhi dell’opinione pubblica il caso emblematico di Napoli.

Andando a fondo, però, scopriamo che la cattiva gestione dei rifiuti è una piaga che affligge altre realtà territoriali, anche le più insospettabili.

Chi si aspetterebbe, infatti, che uno dei paradisi naturali più incontaminati del nostro Paese, come è giustamente considerato il Parco Nazionale d’Abruzzo, celi in realtà la più colossale (e pericolosa) discarica abusiva d’Europa?

Succede a Bussi, piccolo comune abruzzese della Provincia di Pescara, dove tra boschi rigogliosi, riserve naturali protette, fiumi e ruscelli cristallini il Corpo Forestale dello Stato ha scoperto nei mesi scorsi l’abnorme quantitativo di 500 mila tonnellate di rifiuti tossici e inquinanti abbandonati su una superficie grande come venti campi da calcio che, si sospetta, abbiano contaminato l’intera zona e le falde acquifere del territorio con enormi rischi per la salute dei suoi abitanti.

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La scoperta della mega-discarica abusiva risale alla primavera del 2007 anche se il fatto non ha (stranamente) meritato gli onori della cronaca. E così, protetta da un imbarazzante silenzio mediatico e dall’indifferenza generale, la storia di Bussi è rimasta parzialmente nascosta all’opinione pubblica per tutti questi anni.

A guadagnare l’interesse dei giornali ci ha pensato la magistratura che nel 2011 ha aperto un fascicolo per individuare i responsabili dello scempio tra i quali oggi figurano 19 dirigenti e personalità illustri dell’ex gruppo Montedison – che a quel tempo gestivano il polo chimico di Bussi sul Tirino – e gli enti regionali di gestione dell’acqua. Per loro l’accusa inizialmente formulata dal Gip è di disastro doloso, avvelenamento delle acque, commercio di sostanze contraffatte e turbata libertà degli incanti. Molti di loro sono stati già scagionati dai principali capi di imputazione, per molti altri le accuse sono stati riformulate e alleggerite, ma per la maggior parte dei dirigenti del colosso industriale chimico il caso è ancora aperto.

Nell’ambito del processo il Comune di Pescara si è costituito parte civile lo scorso ottobre, ma quel che più preoccupa cittadini e inquirenti (oltre al danno ambientale inestimabile) sono i sospetti che l’acqua contaminata da pericolose sostanze chimiche sia arrivata ai rubinetti delle abitazioni.

La discarica sarebbe stata edificata tra il 1963 e il 1972 su un terreno di proprietà della allora ‘Come Iniziative Immobiliari srl’, oggi Montedison srl, e destinata allo smaltimento illegale di ogni genere di rifiuto. Ma la cosa più inquietante e inaccettabile è che ad oggi, nonostante il caso sia stato portato alla luce, non esista ancora un piano di bonifica adeguato, mentre la messa in sicurezza dell’area è affidata a qualche telone di plastica sotto i quali si nascondono veleni tossici che continuano ad inquinare il terreno e a riversarsi nel fiume Tirino che attraversa tutto il paese. Già, il Tirino, quel fiume da qualche parte, sul web, è ancora descritto come ‘uno dei fiumi più limpidi e puliti d’Italia’…

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Proprio grazie all’abbondanza di acque fluviali e alla presenza di una rete ferroviaria tra le più antiche d’Italia, già alla fine del 1800 Bussi era considerata uno dei siti più interessanti per lo sviluppo del comparto chimico-industriale italiano, tanto che nel 1848 diventò la prima città operaria abruzzese. Centrali idroelettriche, impianti elettrochimici e stabilimenti legati a questa mirabolante espansione industriale, diedero da lavorare alla maggior parte degli abitanti  e cambiarono in breve tempo il volto di tutta la zona dell’Alta Val Pescara. Come oggi sappiamo, il prezzo di tutto ciò è una contaminazione senza eguali, la cui reale gravità non è ancora calcolabile.

Certo, mancano le certezze giuridiche e tutti i riscontri scientifici del caso, ma visto che la zona è posta sotto sequestro e che nessun piano di bonifica è stato ancora avviato, è facile immaginare che la situazione sia destinata soltanto a peggiorare. La discarica più grande d’Europa nel cuore verde dell’Abruzzo: una vergogna sotterrata con i suoi veleni da anni e anni di malaffare, silenzi, impunità e indifferenza. E mentre le lungaggini giudiziarie proseguono nella loro lenta marcia, l’ombra di nuovi, terribili sospetti si addensano sul fantasma della Montedison.

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