Caccia alle foche: in Norvegia non è vietata ma almeno non riceve più finanziamenti

di Erika Facciolla del 2 gennaio 2015

Dopo l’embargo dei prodotti provenienti dalla caccia alle foche imposto dall’UE nel 2010, un altro importante passo a tutela di questi animali arriva dal governo norvegese che per la prima volta nella sua storia ha deciso di sospendere i finanziamenti erogati a favore di quella che viene giustamente considerata una pratica barbara e crudele molto diffusa nel paese scandinavo.

Il provvedimento, che entrerà in vigore nel 2015, non bandisce la caccia alle foche, ma di fatto ne prospetta l’inesorabile declino poiché annulla un finanziamento pari a 12 milioni di corone (1,3 milioni di euro) all’anno che fino ad oggi le istituzioni norvegesi avevano assicurato al settore.

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La notizia è stata salutata con entusiasmo da opinione pubblica, animalisti e associazioni ambientaliste che per anni hanno chiesto a gran voce un passo deciso contro una delle attività più crudeli – per i metodi utilizzati – perpetrate a danno di questi poveri animali.

Meno felici alcuni rappresentanti politici del governo norvegese contrari al taglio dei finanziamenti per un settore già penalizzato dallo stop al commercio deciso dall’UE nei confronti dei prodotti derivati dalla caccia commerciale della foca sia in Norvegia che in Canada.

Ogni anno in Norvegia 12 mila foche, per lo più cuccioli, vengono uccisi per la loro pelliccia, il grasso e l’olio ricavato dalla loro pelle. Un massacro legalizzato che in Canada assume proporzioni ancora più spaventose con 330.000 foche sacrificate durante la stagione della caccia, fra marzo e aprile.

Le modalità con cui viene messa in atto la carneficina è agghiacciante: braccati sulla terra ferma, i cuccioli indifesi vengono colpiti ripetutamente con un bastone uncinato, trascinati sul ghiaccio con arpioni metallici e, molto spesso, scuoiati vivi. Il giorno in cui tutto questo sarà considerato un reato sembra finalmente un po’ più vicino.

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