Caffè, se è bio è più buono

di Alessia del 16 gennaio 2014

Ogni volta che assaggiamo un cibo o una bevanda, la percezione del sapore risulta essere la combinazione di una serie di elementi.

Difatti oltre all’attività delle papille gustative, entra in gioco anche una valutazione cognitiva rispetto alle informazioni di contesto e alle attese legate a quello specifico alimento.

Uno studio condotto dall’università di Gävle in Svezia ha preso in considerazione la possibilità che la presenza della dicitura “ecologico” sulla confezione di un alimento possa determinare una maggiore predisposizione all’acquisto e una sopravvalutazione del gusto. L’esperimento ha coinvolto 44 soggetti ai quali sono stati somministrati 2 caffè chiedendo loro di indicare quale preferissero. I caffè erano identici, ma a loro era stato comunicato che uno dei due era biologico.

FOCUS: Una tazzina di caffè che… si mangia!

I risultati hanno dimostrato che tutti coloro che conducevano uno stile di vita più green riferivano di preferire il gusto del caffè biologico e di essere disposti a pagare di più per il prodotto.

Sono stati fatti diversi esperimenti a testimonianza di come le informazioni possano influenzare completamente le nostre percezioni.

Ad esempio aggiungendo dell’aceto alla birra, solo le persone informate riferiscono una maggiore sgradevolezza del gusto, tutte le altre non avvertono alcuna differenza. E anche se l’aceto non venisse realmente aggiunto, la sola comunicazione della sua presenza induce le persone a ritenere la bevanda disgustosa.

Per verificare se l’essere green sia legato ad una motivazione egoistica (“scelgo bio perchè il prodotto è migliore e più buono”) o ad una reale preoccupazione per le tematiche ambientali, i ricercatori svedesi hanno predisposto un secondo esperimento simile al primo.

Questa volta sono stati coinvolti 87 partecipanti e in un primo tempo si sono ottenuti gli stessi risultati.  A questo punto a metà dei soggetti è stato comunicato che in realtà il caffè che avevano preferito era bio, all’altra metà che si trattava di un caffè classico. Quando è stato chiesto se sarebbero stati disposti a pagare di più per il marchio bio, i partecipanti “ambientalisti” hanno ribadito la loro volontà, indipendentemente dal fatto che avessero preferito il gusto dell’altro caffè, dimostrando che la loro motivazione è di tipo altruistico.

Quali fattori entrano in gioco di fronte ad un prodotto a marchio bio? I ricercatori hanno avanzato l’ipotesi che il consumatore si lasci influenzare dall’idea che i processi produttivi siano diversi, più sicuri e quindi garanzia di maggior gusto e qualità.

Ma quanto poi tutto questo si rivela dannoso nel momento in cui il marketing fa leva sulla psicologia del consumatore con diciture non propriamente corrette?

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