Canale del Nicaragua: disastro ecologico o grande opportunità?

di Luca Scialò del 24 novembre 2014

Lo Stato centroamericano del Nicaragua vuole dotarsi di una delle opere infrastrutturali più imponenti e clamorose al mondo: un gigantesco canale navigabile profondo 30 metri, da 230 a 520 metri di larghezza, e lungo 278 chilometri, che taglierà in due il Paese unendo così l’Oceano Atlantico e l’Oceano Pacifico. Supererà montagne e stravolgerà fiumi, utilizzando per abbreviare il suo percorso il grande Lago Cocibolca, il più ampio bacino di acqua dolce del Centro America.

Il Presidente visionario del Nicaragua, Daniel Ortega, ritiene che il Canale del Nicaragua verrà costruito entro il 2020 per un costo oggi stimato (sottostimato, secondo alcuni osservatori) in addirittura 50 miliardi di dollari, e che impegnerà nella costruzione almeno 50.000 lavoratori e tecnici. Si dovrebbe iniziare a scavare questo dicembre. Il tutto, senza consultare ambientalisti, né il parlamento, né ovviamente il popolo mediante un referendum. Ricordiamo che Ortega è tornato al potere nel 2006, e dispone di una larghissima maggioranza, con la quale promulga facilmente leggi e sta modificando la Costituzione.

La società che realizzerà il progetto sarà cinese, di certo Wang Jing, che avrà la totale responsabilità dei lavori e sopporterà tutte le spese. I cinesi della Hong Kong Nicaragua Canal Development (Hknd), registrata nelle Isole Cayman, godranno di una concessione per ben cento anni. Potranno espropriare tutte le terre necessarie, e realizzare, traendone profitto, due porti oceanici con terminali petroliferi ai due sbocchi del canale, una zona di libero commercio esente da tassazione dove sorgerà una città, un aeroporto internazionale, e una pletora di resort turistici.

CANALE DEL NICARAGUA: una strana alleanza nel nome del business

Il progetto mira dunque a portare grandi introiti al Nicaragua, per tutto ciò che fiorirà intorno a questo immenso canale. Che secondo alcune stime, accoglierà addirittura il 5% del traffico marittimo commerciale mondiale, proprio perché permette di passare da un Oceano all’altro senza la necessità di circumnavigare tutta l’America latina. Secondo stime del Governo, il Nicaragua vedrà aumentare il proprio Pil del 14% l’anno. Ma altri esperti, come Jean-Paul Rodrigue della Hofstra University, sostengono addirittura che il Canale al contrario non sarà mai redditizio.

Poi ci sono le perplessità, che in questa sede più ci interessano, degli ambientalisti. Gli scienziati Axel Meyer e Jorge Huete-Pérez parlano senza mezze misure di «disastro ambientale imminente». Ciò perché la sua realizzazione minaccia 400mila ettari di foresta tropicale e di paludi, si dovrà passare nelle vicinanze di aree naturalistiche protette, si dovranno invertire i flussi dei fiumi. E soprattutto si metterà a rischio il lago Cocibolca, che è un bacino di acqua dolce dove vivono specie rarissime, giacché il Canale scaricherebbe acqua oceanica salata nel lago.

canale del nicaragua

Il Canale del Nicaragua in numeri (fonte: Governo del Nicaragua)

Tanta perplessità deriva anche dalla figura del responsabile del progetto, Wang Jing, un avvocato di 41 anni che guida una compagnia di telecomunicazioni senza alcuna esperienza di lavori ingegneristici e infrastrutturali. Wang in alcune interviste ha sempre negato ogni coinvolgimento del governo cinese; tuttavia la Hknd sta utilizzando per i lavori preparatori i tecnici del Changjiang Institute e della China Railroad Construction Corp., colossi dell’engineering di proprietà statale che hanno lavorato alla mega-diga sullo Yangtze.

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Ma le proteste iniziano a farsi sentire e tra gli oppositori ci sono anche personalità di spicco, come i tre grandi scrittori Ernesto Cardenal, Sergio Ramirez e Gioconda Belli. Tutte personalità un tempo vicine al Fsln, ma da tempo in rotta di collisione con il governo di Ortega. Nei giorni scorsi si sono moltiplicate le marce di protesta delle popolazioni che vivono nelle aree che saranno interessate dai lavori del Canale, dunque a rischio esproprio. In pericolo vi sono le loro abitazioni ma anche le loro attività agricole.

Disastro ecologico o grande opportunità economica? La solita domanda cui ci si trova di fronte a ogni realizzazione di una nuova grande infrastruttura. E in genere, ultimamente i fatti hanno avvalorato la prima risposta.

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