Caraffe filtranti acqua: sì o no?
L’Italia è uno dei paesi al mondo con il maggior consumo di acqua potabile in bottiglia. Questo perché è diffusa l’opinione che l’acqua del rubinetto non sia adatta ad essere bevuta.
Un’opinione che non risponde a verità in quanto l’acqua degli acquedotti delle nostre città è controllatatissima e spesso anche più sicura di quella imbottigliata tanto nella plastica quanto nel vetro; in entrambi i casi infatti è possibile il rilascio di sostanze dannose sia da parte della stessa plastica che da parte dei detergenti utilizzati per disinfettare i recipienti di vetro.
Inoltre l’acqua di rubinetto è generalmente di buona qualità e ricca di sali minerali quali calcio e magnesio. Per contro potrebbe talvolta risultare poco piacevole al gusto, a causa del tipico sapore di cloro, e comunque contenere percentuali di elementi nocivi.
Al fine di migliorarne ulteriormente la già buona qualità da un lato, e di evitare di ricorrere all’acquisto dall’altro, risparmiando così sia in termini economici, di tempo, fatica fisica (e impatto ambientale) del trasporto, che soprattutto nel consumo di plastica, sono arrivate da alcuni anni sul mercato le caraffe filtranti.
Esistono caraffe filtranti di diversi modelli e marche, ma hanno tutte una fondamentale caratteristica che le accomuna: sono costituite da due parti comunicanti tra loro attraverso un filtro (da sostituire dopo una certa usura).
Quando si riempie la caraffa l’acqua si sposta, in breve tempo, dalla parte superiore a quella inferiore, passando per il filtro sopradetto. La presenza in esso di una combinazione di resine a scambio ionico e carbone attivo consente di ridurre la durezza (causa della formazione del calcare) e i livelli di alcuni metalli come piombo, alluminio, rame e nichel, grazie alle prime, mentre il secondo componente riassorbe il cloro, agenti inquinanti e altre impurità organiche, ottimizzando sapore e odore del liquido.
Un test effettuato da Altroconsumo nel 2007 sostiene però che le caraffe filtranti siano inutili (sia in assenza che in presenza -perché sotto i limiti consentiti- di tracce di sostanze indesiderate nell’acqua di partenza). Lo stesso studio le accusa inoltre non solo di non migliorare la qualità dell’acqua, ma addirittura di rischiare di peggiorarla dal punto di vista microbiologico (carica batterica) e chimico (aumento dei nitriti), conseguentemente al suo ristagno nel contenitore; ciò ipotizzando l’uso delle caraffe nel modo più accorto possibile.
In particolare vengono poi prese di mira le cartucce di un marchio specifico di caraffe, tacciate di rilasciare ammonio in quantità superiore ai valori massimi fissati dalla legge. Illazioni comunque respinte al mittente dall’azienda produttrice che ha presentato certificazione autorevole dei propri sistemi di filtraggio, risultati conformi a tutti gli standard.
Per offrire un quadro chiaro e attendibile, sarebbero necessarie analisi accurate che mettono a confronto i vari tipi di acqua: del rubinetto prima e dopo essere stata filtrata e quella imbottigliata di diversi brand.
Nonostante i detrattori, la caraffa filtrante sta comunque convincendo gli italiani, i quali, diventati forse maggiormente sensibili nei confronti delle questioni ecologiche, mostrano di preferire sempre più l’acqua di casa all’acqua in bottiglia del supermercato.
Notevole comunque l’attenzione per l’ambiente delle case produttrici: la stessa azienda prima chiamata in causa ne ha dato prova con una forte campagna di comunicazione per incentivare il riciclaggio dei filtri, lanciata lo scorso giugno, un argomento (lo smaltimento delle cartucce) fino a quel momento non ancora toppo dibattuto.
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