Carbon Tax: ci sta pensando anche la Francia

di Luca Scialò del 16 settembre 2013

In Francia si ritorna a parlare di Carbon tax, dopo il tentativo fallito di Sarkozy nel 2009. Di cosa si tratta?

I primi ad imporla furono i Paesi scandinavi. Nel 1990 la Finlandia introdusse una “sovrattassa CO2”, destinata sia ai cittadini che alle imprese su prodotti e servizi in funzione dell’inquinamento (da anidride carbonica) emesso. L’anno dopo, nel 1991, si associò la Svezia. Negli anni seguirono Danimarca, Norvegia, Irlanda e Paesi Bassi. Ma nessuno dei Paesi più industrializzati.

Di par suo, l’Ue non l’ha ancora riconosciuta, sebbene ne abbia avuto l’occasione quando approvò una direttiva (numero 96 del 2003) sulla tassazione dei prodotti energetici.

Tornando alla Francia, prima accennavamo a un tentativo fallito da parte di Sarkozy. Il Governo puntava addirittura a una tassazione di 32 euro per ogni tonnellata di CO2. Ma le polemiche scoppiarono, ovviamente, da parte delle categorie produttive e all’interno dell’Ump, il partito di centro-destra dell’ex-presidente francese. Alla fine, la quota proposta scese a 17 euro.

La nuova legge doveva entrare in vigore il primo gennaio 2010, ma pochi giorni prima venne bloccata dalla Corte costituzionale francese. E in seguito non se ne fece più nulla.

Con François Hollande, diverso colore politico, le cose forse non cambieranno. L’attuale Ministro dell’Ecologia ha accennato a una possibilità in tal senso. Ma la federazione nazionale dei camionisti è partita all’attacco, rifiutando la possibilità di una carbon tax in Francia a colpi di minacce di scioperi. Minacce che hanno già frenato il Governo socialista.

E l’Italia? Di una sorta di carbon tax si era parlato col precedente Governo Monti. Ma anche in quel caso non se ne fece niente.

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