Carne e ormoni, in Italia nessuno li usa ma i casi sospetti sono quasi 1000

di Alessia del 21 gennaio 2014

La carne che finisce nelle nostre tavole potrebbe non essere propriamente naturale, questo è quanto potremmo dedurre stando alle ultime analisi pubblicate dall’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare.

Gli esperti infatti fanno notare come le tecniche attualmente utilizzate per verificare la presenza di sostanze estranee, ad esempio gli ormoni, non siano del tutto efficaci poichè presentano una serie di limiti.

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La presenza di eventuali animali sottoposti a trattamento ormonale viene rilevata solo se il test del sangue o delle urine viene effettuato in giornata. Già dopo soli 2 giorni la sostanza non viene più identificata. In più si possono individuare solo sostanze ad un certo livello di concentrazione, per cui se gli animali avessero subito il trattamento ma ad un valore sotto-soglia il campione risulterebbe comunque pulito.

A tutto questo aggiungiamo un mercato di sostanze sintetiche continuamente in evoluzione che riuscirebbe a sfuggire a qualsiasi rilevazione fino ai nuovi aggiornamenti degli elenchi.

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I dati sulla situazione europea sono tranquillizzanti: solo lo 0,25% di tutti i campioni dal 2005 al 2010 risulta fuori norma a causa della presenza di contaminanti ambientali, in Italia la percentuale scende addirittura allo 0,15%.

Ma a fronte dei limiti dei metodi di rilevazione possiamo stare davvero tranquilli o i dati sono inattendibili?

Il documento rilasciato dall’Efsa invita a prestare attenzione su due sostanze potenzialmente pericolose e oramai presenti nella nostra catena alimentare: diossine, policlorobifenili, contaminanti ambientali (come i ritardanti di fiamma), rame, zinco e selenio.

L’aspetto più sconvolgente riguarda i risultati delle analisi eseguite con metodi alternativi, quali l’analisi istologica dei tessuti dopo la morte dell’animale, l’analisi delle proteine, l’analisi genomica e dei metaboliti.

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I dati sono completamente stravolti, parliamo di percentuali che vanno dall’ 11,7% al 31,9% , cifre lontanissime da quelle a cui vogliono farci credere.

Negli ultimi anni l’Italia sta mostrando una particolare attenzione alla problematica per cui le analisi tradizionali sono sempre affiancate agli esami di tipo istologico.

Gli ultimi test istologici effettuati nel 2012 hanno identificato 968 capi di bestiame sospetti, ma al momento non sono state rilasciate dichiarazioni più dettagliate.

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In attesa che vengano divulgate informazioni più approfondite, rinnoviamo l’invito a prestare la massima attenzione ogni volta che effettuiamo i nostri acquisti, cercando di privilegiare per quanto possibile allevatori locali fidati.

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