Antibiotici e allevamento: finalmente una legge anche negli USA contro l’impiego di farmaci per il bestiame d’allevamento.

di Giuseppe Stilo del 20 febbraio 2014

Sono sempre più frequenti le scoperte di ceppi batterici resistenti agli antibiotici, che possono rappresentare una vera minaccia per la salute di uomini e animali.

Secondo gli esperti il copioso aumento di questi microrganismi dannosi e’ causato anche dal fatto che noi tutti consumiamo carne bovina proveniente da allevamenti dove gli animali vengono trattati con antibiotici per incrementarne la crescita. Gli esseri umani, dunque, vengono a contatto con questi farmaci mangiando una semplice bistecca così che i batteri si ‘abituano’ al nemico e riescono a mutare in modo da non farsi distruggere.

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Per cercare di limitare questa situazione, il legislatore americano, dove l’uso diq uesti farmaci negli allevamenti era poco regolamentato rispetto alla UE, ha da poco approvato delle linee-guida per cercare di eliminare negli allevamenti l’uso degli antibiotici come promotori della crescita. La Food and Drug Administration concede agli allevatori di utilizzare questi farmaci solo in caso di malattie del bestiame e sotto supervisione veterinaria, ma l’intento è quello di bandiere definitivamente l’utilizzo di tali sostanze.

L’adesione al programma non è ancora obbligatoria, ma secondo la FDA due delle maggiori aziende produttrici di antibiotici, Eli Lilly & Co e Zoetis, hanno già fatto proprie le nuove line- guida, che prevedono la rimozione delle voci sulle etichette dei farmaci dove è inserita la possibilità di utilizzarli in allevamento. FDA ha inoltre dichiarato di voler proporre delle leggi più ferree nel caso la libera adesione delle case farmaceutiche al protocollo non dovesse essere sufficiente a debellare il problema.

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Numerose sono state però le critiche al provvedimento; alcuni parlamentari democratici e giornalisti esperti del settore, hanno affermato che a loro parere è troppo grande la discrezionalità lasciata alle aziende produttrici di antibiotici per poter raggiungere dei risultati concreti, ricordando inoltre che già nel 2012 era stata emessa una legge simile che non aveva portato ad alcuna risoluzione.

Seguiamo dunque l’evolversi della vicenda, perché il problema è grave ed interessa tutti. Al momento sembrerebbe quanto meno utopistico pensare di risolverlo senza aumentare i controlli negli allevamenti stessi  rendendo così di facile individuazione per i consumatori la provenienza delle carni.

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