Case in terra battuta resistenti quanto quelle in cemento

di Luca Scialò del 17 gennaio 2013

Gli architetti italiani Pietro e Simsa Melloni, marito e moglie poco più che 30enni trapiantati in Svizzera, hanno realizzato in Toscana una casa di terra, impastata con acqua, paglia, fibre naturali e appunto terra presa direttamente dal territorio dove si costruisce per farne muratura. Una casa di terra battuta quindi; una tecnica già utilizzata dai primitivi dopo l’abbandono delle caverne ma utilizzata anche con forme differenti da tutte le più grandi civiltà, e oggetto di trattati e dibattiti degli architetti del Settecento.

Come si costruisce una casa di terra battuta? La tecnica edilizia si chiama terra cruda pisé (tradotto “pressata”), proprio perché la terra, dopo essere stata miscelata con elementi naturali, viene compressa e stratificata. Con risultati paragonabili a quelli del calcestruzzo, ma senza la CO2 prodotta dal cemento.

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Un sistema di lavorazione che, oltre a salvaguardare l’impatto ecologico dei paesaggi, comporta un insieme di vantaggi per nulla trascurabili. Per esempio, l’impiego di risorse locali, l’isolamento termico, le capacità antisismiche e la resistenza al fuoco. Inoltre, una volta abbattuta, è composta da tutti materiali naturali. La stessa terra può tornare ad essere un campo arato.

Apripista di questa tecnica nella società contemporanea è stato l’architetto austriaco Martin Rauch, considerato con le sue case in terra cruda il pioniere europeo della riscoperta di metodo di costruzione.

Un’edilizia sostenibile che in Europa ha già molti sostenitori, tra cui i sopracitati architetti italiani, che hanno realizzato un piccolo rustico immerso nei campi toscani di Stribugliano (Gr), sorto dallo stesso terreno su cui è appoggiato e che riprende per colore, impressione tattile e visiva, l’aspetto dei campi arati circostanti.

Molti si staranno chiedendo: e se piove? Gli architetti Melloni vi danno una soluzione anche per questo: «L’argilla contenuta nei muri», spiegano gli architetti, «al contatto con l’acqua diventa viscida e impermeabile, creando una sorta di pellicola che protegge tutta la muratura interna». Più difficile da risolvere il deterioramento dato dall’acqua in caso di piogge importanti. «Per evitare il ruscellamento, che può causare il distacco delle parti di ghiaia», precisano Pietro e Sisma, «abbiamo utilizzato la tecnica messa a punto da Rauch, che prevede l’inserimento di filari di mattoni cotti, incastonati lungo tutte le murature e che funzionano da rompigoccia».

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