C’è chi ancora cerca di costruire nuove centrali a carbone…

di Erika Facciolla del 10 dicembre 2014

Mentre il mondo intero cerca faticosamente di lasciarsi alle spalle un passato fondato sull’impiego del carbone come principale risorsa energetica, c’è chi ancora, negli angoli più insospettabili del continente americano, lavora alla costruzione di nuove centrali a carbone. È il caso della Allied Energy Services, multinazionale operante nel settore energetico con sede ad Atlanta che da qualche tempo sta coltivando un ambizioso programma da 2 miliardi di dollari che prevede la costruzione di una serie di impianti a carbone vicino Sandersville, Georgia.

È la solita, vecchia storia americana infarcita di controsensi e contraddizioni: nel momento stesso in cui Barack Obama si impegna davanti agli occhi dell’opinione pubblica mondiale a ridurre le emissioni di Co2 di una notevole percentuale entro il 2025, non molto distante dalla Casa Bianca qualcuno cerca di costruire nuove centrali a carbone, uno dei combustibili maggiormente responsabili di emissioni di gas serra, e quindi, del surriscaldamento globale.

La prassi, inoltre, è sempre la stessa: si individua una delle zone rurali più depresse e abbandonate dello stato e si comprano le terre pagando in dollari sonanti gli agricoltori per trasformare quei terreni in siti per erigere nuovi impianti.

FOCUS: Il carbone americano esportato in altri Paesi

Proprio la Georgia, è già sede del più grande impianto di carbone degli Stati Uniti, quello di Juliette, città su cui svetta l’ombra di due ciminiere da 300 metri d’altezza e l’ombra di troppe morti per cancro a dir poco ‘sospette’. L’acqua è inquinata, il suolo avvelenato, l’aria irrespirabile e i cittadini continuano ad ammalarsi nonostante la Georgia Power, responsabile dell’impianto, continui a negare ogni responsabilità.

È la solita, vecchia storia americana: i media tacciono, le compagnie negano, le persone muoiono. Ogni tanto un pozzo viene sigillato, le associazioni ambientaliste cercano di far ascoltare la loro voce ma le amministrazioni locali insabbiano: è tutto, sempre e comunque, a norma di legge e nel frattempo una nuova età del carbone ha inizio.

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Rinaldo Sorgenti dicembre 11, 2014 alle 8:20 pm

E … “vai col liscio”, verrebbe da dire dopo aver letto questo articolo!
Per cercare di rispondere ad alcuni degli interrogativi posti, cercherò di rispondere utilizzando come spunto l’apertura di alcuni dei capoversi dello stesso articolo di cui sopra.
Mentre il mondo intero cerca faticosamente di … ” consentire che circa un terzo dell’umanità che vive nei numerosi paesi sottosviluppati del pianeta che ancora NON dispongono della “banale” elettricità e tutto quanto di estremamente utile alla vita questa consente.
Invece, c’è chi continua a demonizzare il Carbone (indubitabilmente una BIOMASSA, solo lungamente invecchiata che è di gran lunga la 1° fonte di energia utilizzata proprio per la produzione elettrica nel mondo e soprattutto nei paesi più avanzati del pianeta.

Infatti, logica vorrebbe che si considerassero le moderne tecnologie utili per tale produzione, con qualsivoglia combustibile, incluse le BIOMASSE (spesso sponsorizzate dagli stessi critici del Carbone) per tale importante e fondamentale produzione. E’ proprio grazie alle moderne tecnologie che si possono prevenire le emissioni nocive ed indesiderate in atmosfera, che tutte le attività di combustione e con qualsivoglia combustibile, si producono. ”

È la solita, vecchia storia … ” tanto speculata, della supposta influenza dei GHG sui cambiamenti climatici (che ci sono sempre stati in passato e che continueranno ad esserci anche in futuro, perchè sostanzialmente dovuti a fattori esterni al pianeta e sui quali, fortunatamente, l’uomo non ha nulla a che fare) e che molti cavalcano per pura speculazione, … se non peggio!
Se così non fosse, bisognerebbe allora domandarsi perchè si demonizzino tanto le emissioni “post-combustione” della sola CO2 e nulla si dica per emissioni “pre-combustione” dei vari GHG (CO2, CH4, N20) della fase di estrazione dei combustibili dal sottosuolo, ed in particolare metano e petrolio! Chiedetelo agli scienziati della UN-IPCC che tanto enfatizzano l’argomento e che fanno finta di non sapere nulla su quelle emissioni e domandatevi perchè ??? Magari compreso Obama che, casualmente, cerca di sostenere le importanti estrazioni (ed emissioni) dello Shale-Gas e Shale-Oil che hanno consentito agli USA di rilanciare la propria economia dalla recessione che aveva colpito anche loro 5 anni orsono! ”

… l’ombra di troppe morti per cancro a dir poco ‘sospette’ … ” Proprio sicuri di dover dare la colpa di quanto affermato al nero Carbone? Quali sono le attività produttive e civili che insistono in quell’area e quali sono i fattori emissivi di tali altre attività, prima di banalmente accusare il Combustibile Carbone? Sembra quasi la storiella di Vado Ligure, dove gli Organismi Pubblici preposti a tali compiti di monitoraggio ambientale dimostrano che i settori ed attività dalle quali principalmente provengono le emissioni nocive in atmosfera (in particolare PM10 e PM2,5), ma si demonizza la locale Centrale termoelettrica, settore che da tali studi contribuisce alle dette emissioni per il 2,6%, mentre la preponderanza è data dal: traffico veicolare, dal riscaldamento civile, dalle numerose attività produttive di altri settori, dallo smaltimento dei rifiuti, dall’agricoltura, ecc. ecc.! ”

Insomma, invece della solita demagogia e dei fuorvianti teoremi, forse, è opportuno fare un pò di vero approfondimento e di sana informazione, nell’interesse davvero di tutti !

Il Carbone è un nobile combustibile ed occorre solo utilizzare le opportune tecnologie per poter continuare a disporre di abbondante e davvero ragionevole e sostenibile elettricità, aiutando ad investire meglio le enormi risorse sperperata, invece, per ingrassare le tante speculazioni che si sono pappate – e continueranno a farlo per “SOLI” 20 ANNI a seguire, il mare di incentivi caricati in Bolletta, mentre un terzo dell’umanità soffre la fame e le misere condizioni di vita nei paesi sopra citati.

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