Che rumore in fondo al mare!

di Erika Facciolla del 5 febbraio 2013

L’inquinamento acustico è uno dei mali della modernità, causa di stress e disturbi psico-fisici molto diffusi specie nelle grandi città e nei centri urbani più affollati. Ma se sulla superficie terrestre i rumori molesti disturbano il sonno e la tranquillità degli essere umani, non va meglio in fondo al mare dove il frastuono provocato dall’attività umana rischia di rendere praticamente sordi oltre 250 mila animali tra balene, delfini e altre specie dall’udito delicatissimo.

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È questo l’allarme lanciato dagli esperti americani del NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) che recentemente hanno diffuso una mappa sonora basata sui rumori che si irradiano nelle profondità degli oceani e che inevitabilmente interferiscono con la vita delle creature marine, in particolare delle balene, che per adattarsi al silenzio e al buio assoluto degli abissi hanno sviluppato nei secoli un apparato uditivo estremamente complesso e vulnerabile.

Il guaio è che negli ultimi decenni questo silenzio è rotto sempre più spesso da ronzii e interferenze sonore prodotte dalle navi mercantili che percorrono incessantemente le principali rotte commerciali, dalle esercitazioni militari svolte in mare aperto e dalle trivellazioni dei fondali oceanici.

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Tutto questo disorienta gli animali alterando il delicatissimo equilibrio che garantisce la continuità di molte specie di pesci e mammiferi.

Possibile, dunque, che l’uomo, oltre che cieco, sia così sordo da non udire questo assordante campanello d’allarme?

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