Chi avrà problemi e chi no: gli effetti del cambiamento del clima

di Erika Facciolla del 31 gennaio 2015

Una mappa dell’Università di Notre Dame (Indiana) per scoprire quali apesi subiranno di più gli effetti del cambiamento del clima e quali invece ne saranno indenni.

Il cambiamento climatico è certamente uno dei fattori di rischio ambientale più allarmante che il nostro Pianeta debba affrontare, ma quali sono i paesi – e quindi i popoli – più esposti a questo pericolo e quali quelli più preparati ad affrontare gli effetti del cambiamento del clima con buone possibilità di sopravvivenza? Per rispondere a questa domanda l’università statunitense di Notre Dame (Indiana) ha pubblicato di recente una mappa delle aree del Globo più o meno pronte ad affrontare le conseguenze peggiori del cambiamento climatico, come l’innalzamento delle maree, l’aumento delle temperature e il declino delle coltivazioni.

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La mappa, pubblicata sul portale Motherboard si presenta come una vera e propria ‘cartina della povertà e della ricchezza’ poiché tra le 10 nazioni meglio ‘attrezzate’ per sopportare gli effetti del cambiamento climatico figurano gli stati più ricchi, mentre gli ultimi posti della classifica sono occupati per lo più da stati in evidente difficoltà economica, imperversati da guerriglie, disastri ambientali, dittature e disperate rotte migratorie verso l’estero.

mappa cambiamento climatico

In verde le nazioni che hanno buone chance di sopravvivenza al cambiamento climatico. In arancio e rosso quelle che soccomberanno

Le prime 10 posizioni del Global Adaptation Index stilato dai ricercatori dell’università americana, sono occupate dalla ricchissima Norvegia, la Nuova Zelanda, la Finlandia, la Danimarca, l’Australia, la Gran Bretagna, gli Stati Uniti, la Germania e l’Islanda. Lo stato fanalino di coda invece è il poverissimo Ciad devastato dalla siccità e dal prosciugamento dell’omonimo lago.

In fondo alla classifica troviamo Eritrea, Burundi, Congo, Repubblica Centrafricana, Sudan, Nigeria, Haiti, Afghanistan e Guinea Bissau: qui le multinazionali dei sopracitati paesi ricchi continuano a saccheggiare importanti risorse ambientali e minerarie aggravando la condizione delle popolazioni locali già stremate da decenni di sanguinose guerre civili e spietati regimi dittatoriali.

E l’Italia? Il nostro paese si colloca esattamente a metà classifica, con un punteggio compreso tra 60-69. Un posizionamento senza infamia e senza lode verrebbe da dire, che però deve fare molto riflettere sulla strada da intraprendere nel prossimo decennio per arginare i rischi di un cambiamento climatico globale dai rischi non ancora calcolabili.

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