Climatarian, la dieta per chi è attento ai cambiamenti climatici

by Luca Scialò on 13 gennaio 2016

In questi anni le abitudini alimentari ‘alternative’ hanno generato diverse declinazioni, alcune tante strane, da dover inventare nuove parole per definirle, come il climatarian, una persona che segue una dieta che non contribuisca ai cambiamenti climatici.

Nel ‘900 sono nati i vegetariani ed i vegani, ma solo negli ultimi anni si sono creati dei gruppi di persone che seguono regimi alimentari particolari, varianti nate da questi due grandi tipi di filosofia alimentare, ad esempio i fruttariani, vegetariani che mangiano solo frutta cruda o cotta…

Si tratta di persone che spesso, oltre alla dieta, hanno anche fatto scelte legate alla propria filosofia di vita, guidati dalla consapevolezza che le loro scelte alimentari, sono anche scelte etiche e di principio.

Accanto a queste, si è imposta anche nuova tipologia di dieta, legata alla grande attenzione alle tematiche ambientali degli ultimi anni: ecco quindi i climatarian”. Ossia quanti seguono un determinato tipo di alimentazione attento ai cambiamenti climatici. Sono persone che vogliono dare il proprio contributo alla limitazione del cambiamento climatico in corso.

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Il climatarian è conscio che il cibo che mangia non riguarda solo il benessere del proprio corpo ma anche la globalità del nostro Mondo, perché il modo in cui viene prodotto comporta la produzione di 1/3 della CO2 emessa in totale. In particolare la carne ha un impronta carbon footprint maggiore della frutta e della verdura per via del metano emesso dagli animali, dell’utilizzo di vaste porzioni di terreno per l’allevamento e per la produzione di mangimi dedicati agli allevamenti stessi.

Il vocabolo è addirittura entrato nell’elenco delle nuove parole del 2015 stilato ogni anno dal New York Times. Si tratta di un termine peraltro intraducibile nella lingua italiana.

Climatarian, una dieta per chi non vuole distruggere il pianeta

Climatarian è chi segue una dieta che limita il cambiamento del clima: ad esempio evita di mangiare carne da allevamento e preferisce cibo locale

Ma facciamo qualche esempio.

I climatarian si cibano preferenzialemente di alimenti che non hanno elevato impatto ambientale, per la cui produzione, trasporto e imballaggio sono stati emessi pochi gas serra, responsabili dello sconvolgimento climatico. Si pensi a cibi a ”km zero”, ossia prodotti localmente e che non necessitano quindi di trasporto che comporterebbe emissioni di CO2.

Il climatarian sa bene che è la carne la responsabile di 1/3 della CO2 emessa in totale sul nostro Pianeta (il totale dei gas serra emessi dall’industria dell’allevamento di animali destinati al consumo dell’uomo è maggiore di quello emesso da tutte le auto, treni e navi assieme, secondo uno studio della United Nation University ). A differenza della frutta e della verdura, dunque, la produzione di carne ha un’impronta di CO2 elevata per via del metano emesso dagli animali, dell’utilizzo di vaste porzioni di terreno desinate all’allevamento e della produzione di mangimi dedicati agli allevamenti stessi. Se deve scegliere, il climatarian preferisce il maiale e il pollo al posto di manzo e agnello. Va bene anche il pesce, purché non arrivi dagli allevamenti intensivi.

E ancora, il climatarian  non tollera scarti, quindi mangia tutti quegli ingredienti, dai torsoli alle croste di formaggio, per che solitamente avanziamo.

C’è anche un’apposita app che può aiutare il climatarian a scegliere cibi che non contribuiscano ai cambiamenti climatici: EatBy per ricordare cosa c’è in frigo e non buttare via nulla! Non poteva mancare anche un social network dedicato ai climatarian, dove viene spiegato di cosa si tratta e si può trovare anche una utile lista degli alimenti permessi e un ricettario per cucinarli al meglio. Il numero di iscritti cresce di giorno in giorno.

Dunque, cosa pensate dei climatarian? Credete che la loro battaglia sia giusta? Sareste pronti a sostenerla?

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