Clostridium Perfringens: cos’è e quali sono i sintomi

di Valerio Guiggi del 2 settembre 2016

Il Clostridium Perfringens è uno dei batteri maggiormente responsabili delle infezioni alimentari, copriamo che cos’è, che cosa provoca e come si previene.

Clostridium Perfringens: avete mai avuto una diarrea improvvisa, che non sai da che cosa dipende ma che dopo circa uno, due giorni, se n’è andata senza lasciare traccia?

Ecco, se avete sperimentato almeno una volta nella vita una situazione del genere, probabilmente siete venuti in contatto con Clostridium perfringens, uno dei batteri più comuni causa di tossinfezioni alimentari nell’uomo.

Questo microrganismo, infatti, è ubiquitario, il che significa che vive praticamente dovunque. Prelevando dei campioni di suolo in ogni parte del mondo si sono trovate le sue tracce.

E’ uno dei più comuni infettanti che si trovano nelle ferite che, se non vengono pulite, possono arrivare alla fase di gangrena, di fatto la morte dei tessuti.

Ma questo, con le cure di oggi, è praticamente impossibile (a parte in casi rarissimi dove non ci sono soccorsi, tipo incidenti aerei o di montagna), mentre è molto più comune infettarsi con questo batterio mangiando. 

Il Clostridium perfringens, infatti, è molto resistente nell’ambiente, dove nel caso in cui si trovi in condizioni avverse può formare la spora, una forma protettiva e resistentissima, nella quale aspetta tempi migliori per infettare.

Tutti gli animali e tutti i vegetali hanno su di loro questo batterio, che di solito si previene lavando gli alimenti ma, soprattutto, cuocendoli. La cottura sopra ai 70 gradi distrugge le forme vitali del batterio, quella sopra ai 110 distrugge anche le spore, le forme più resistenti.

Clostridium Perfringens: i sintomi

Quando il Clostridium perfringens viene ingerito da una persona, se si trova nella fase attiva, cioè non è una spora, arriva nell’intestino senza subire particolari modifiche a causa dell’acidità gastrica. Il Clostridium sa produrre una tossina particolare detta enterotossina, che provoca principalmente la diarrea, oltre che forti dolori addominali.

In certi casi, la diarrea è associata anche alla febbre e al vomito, ma non è una situazione comune anzi, è piuttosto rara:

  • probabilmente se si presentano sintomi del genere siamo in presenza di più infezioni di origine alimentari concomitanti
  •  gli errori di manipolazione e gestione del cibo come vedremo tra poco, sono comuni tra i diversi tipi di infettanti, quindi non è raro che se ne possa contrarre più di uno alla volta.

In ogni caso, l’infezione comincia per effetto delle tossine, ma l’organismo è solitamente ben preparato a contrastare questa infezione

Questo batterio è comune nel terreno, ci siamo venuti tutti in contatto almeno una volta, sia con gli alimenti che nelle ferite, e in pratica siamo tutti “vaccinati”, in modo naturale.

Clostridium Perfringens

Questo significa che il nostro sistema immunitario sa benissimo come difendersi dalle infezioni da Clostridium perfringens e la situazione si risolve nel giro di 24 ore, perché quando il batterio è stato sconfitto smette di produrre anche le sue tossine, e i sintomi terminano.

Da notare che in alcune parti del mondo è stato identificato un ceppo, il ceppo C, di questo batterio che è molto più potente dei suoi fratelli.

Questo ceppo causa una forma molto più grave di quella appena descritta, detta enterite necrotizzante:

  •  in questo caso si finisce all’ospedale e la risoluzione è molto più complessa del solito, motivo per cui è bene seguire le comuni regole igieniche che possono evitare questo tipo di infezione, anche quella più leggera.

Come prevenire le infezioni da Clostridium perfringens

La prevenzione delle infezioni da Clostridium perfringens passa soprattutto per l’igiene della persona. 

  • Prima di tutto perché se abbiamo toccato per terra, magari oggetti che erano sul terreno, sicuramente lo avremo sulle mani che devono essere lavate prima di passare alla preparazione dei cibi.
  • Secondo perché spesso, anche con le mani già lavate, ci troviamo a toccare nuovamente gli alimenti crudi, e questo provoca lo stesso effetto: dopo che abbiamo toccato qualcosa di crudo, non per lavarlo ma anche solo per spostarlo, le mani vanno lavate di nuovo.

Particolarmente pericolosi, ovviamente, sono i cibi crudi:

  •  immaginiamo di avere le mani sporche e di toccare qualcosa di crudo, magari per metterlo sulle tartine, e immaginiamo quando perfringens possiamo diffondere in questo modo.

Per i cibi cotti, invece, la cottura distrugge le forme attive, come abbiamo già detto, anche se non le spore.

  • Le spore hanno bisogno di tempo per tornare attive, motivo per cui se noi cuociamo a 100 gradi e mangiamo subito, non fanno in tempo ad attivarsi e noi le ingeriamo senza che ci accada nulla.
  • Viceversa se lasciamo molto tempo (diverse ore) il cibo cotto a raffreddare, è plausibile una riattivazione delle spore che rende quel cibo come se non fosse stato cotto.

Per fortuna, le infezioni da Clostridium perfringens sono infezioni molto semplici che si risolvono da sole.

A meno di avere la sfortuna di incappare nei ceppi più virulenti, o a meno che la persona abbia problemi immunitari (HIV, chemioterapie, persone anziane) questo batterio non riuscirà a fare troppi danni.

Tuttavia, visto che le regole per prevenirlo ci sono, applichiamole: 

  • il problema maggiore legate all’alimentazione, infatti, dipende dal fatto che il modo in cui si prende il Clostridium perfringens è anche il modo con cui si prendono tantissimi altri batteri, alcuni dei quali hanno manifestazioni ben più gravi.

Altre guide e rimedi naturali per infezioni comuni

Eccovi anche altre guide a batteri ed infezioni comuni con le nostre buone pratiche per evitarle o curarle in modo naturale:

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