Come avviene il riciclo dei pannelli solari?

di La Ica del 17 settembre 2014

Anche in Italia da diversi anni si sfruttano le fonti rinnovabili e il mercato del fotovoltaico, in particolare, è in crescita esponenziale, e dopo il boom del biennio 2010-2012, ad oggi si occupa di ben il 7% del fabbisogno energetico nazionale; ma, sebbene venga considerato da tutti come una tecnologia verde, ha un certo impatto ambientale legato al riciclo dei pannelli solari, perché i materiali nocivi contenuti in essi potrebbero danneggiare gravemente uomo e ambiente.

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In Italia solo oltre 100 milioni i moduli fotovoltaici installati, il 90% è stato realizzato con la tradizionale tecnologia di prima generazione a silicio cristallino. In termini di funzionamento, la durata media di un modulo fotovoltaico è di circa 25 anni, trascorsi i quali le sue prestazioni diminuiscono a poco a poco, rendendo successivamente necessaria una sostituzione o lo smaltimento.

Un pannello fotovoltaico è composto principalmente da celle di silicio cristallino sigillate tra due lastre di plastica (solitamente EVA, acetato vinil-etilenico) per proteggere le celle dagli agenti atmosferici; silicio e acetato vengono protetti ulteriormente da una lastra di vetro temperato e da una pellicola costituita da polimeri. Circa l’80% di un pannello fotovoltaico è dunque costituito  da vetro,  il 10% è di alluminio, usato per incorniciare il pannello, e solo il 5% è invece costituito dal silicio delle celle; mentre il 4% iè costituito da polimeri e il restante 1% è costituito da altri materiali.

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Tutto facilmente riciclabile, se non fosse che non è finita qui! Il fatto è che nei pannelli fotovoltaici vi sono anche quantità di piombo e cromo che, se non opportunamente smaltiti, potrebbero finire nei terreni, nelle falde freatiche e quindi nell’acqua potabile. Se è vero che vengono prodotti circa 80 kg di rifiuti per ogni kilowatt di potenza, e ipotizzando dunque per i pannelli una durata di 25 anni, la quantità di rifiuti fotovoltaici che l’Italia si troverà a dover affrontare tra una decina di anni corrisponde a quasi 1,5 milioni di tonnellate.
Ma la questione si complica quando andiamo inoltre a guardare la provenienza geografica dei pannelli: solo meno del 10% del totale installato in Italia è di produzione nostrana, un 50% arriva da altri Stati europei, mentre il resto è di provenienza cinese. Chi si occuperà dello smaltimento? Lo Stato di produzione o di utilizzo? E chi ne saranno responsabili, lo Stato o gli utenti finali?

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A queste domande non è ancora stata data risposta. Riciclare i pannelli fotovoltaici ad oggi in uso significa comparare il costo di questo con le spese di trasporto necessari a coprire le distanze tra punti di raccolta e trattamento. Inoltre, in Italia il piombo e il cromo che dovrebbe venir dismesso ogni anno dai moduli fotovoltaici sarebbe solo superiore alle 10.000 tonnellate, un numero che sale a 30.000 se contiamo anche l’Europa. Numeri esigui, se consideriamo che ogni anno, in Europa, vengono immesse sul mercato ben 800.000 tonnellate di batterie per auto, 190.000 tonnellate sono batterie industriali e 160.000 tonnellate  derivano invece da batterie portatili contenti metalli pesanti come ad esempio piombo e cromo.

Il riciclo dei pannelli solari è un processo complesso, che coinvolge diversi attori della filiera logistica – dalla raccolta al trasporto, dal trattamento alla dismissione – ed è un processo nient’affatto economico, e forse nemmeno conveniente.

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