Come conservare energia grazie al sale

di Claudio Riccardi del 2 novembre 2012

In Australia, i ricercatori della Murdoch University di Perth, hanno sviluppato una batteria agli ioni  di sodio in grado di rendere meno costose le procedure per la conservazione dell’energia rinnovabile.

Gli accumulatori “a base di acqua salata”  potrebbero sostituire le più ‘assetate’ batterie tradizionali per una funzione estremamente utile: immagazzinare l’energia solare ed eolica, in modo da garantire rifornimenti costanti alla rete (civile e industriale) anche nelle giornate nuvolose o senza vento.

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Attualmente infatti le turbine eoliche e i pannelli solari dipendono dalle condizioni atmosferiche, il che inevitabilmente determina forniture di energia rinnovabile non omogenee nel corso dei giorni.

Per garantire erogazioni continue, occorre dunque mettere da parte delle riserve da mettere a disposizione quando il processo generativo cala, o temporaneamente viene sospeso. Una procedura già ora adottata, ma con batterie (a base di zolfo fuso e altri metalli) dagli elevati consumi, e con resa appena soddisfacente.

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Il composto individuato dal team australiano invece non richiede temperature di conservazione elevate, è risparmioso e per di più fa utilizzo di un materiale green, il sodio, disponibile e in abbondanza in tutto il mondo. La resa, dall’altra parte, è estremamente elevata, dal momento che il sodio vanta caratteristiche chimiche simili a quelle del litio, materiale leader per le batterie di apparecchiature elettroniche.

Il passaggio suggessivo è divenuto individuare catodi e anodi in grado di ospitare ioni quelli del sodio, più grandi di 2,5 volte rispetto al litio. Situazione risolta selezionando rispettivamente il diossido di manganese e il sodio fosfato di olivina. Una volta sistemati tutti i tasselli, l’esperimento ha fornito i risultati previsti.

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Ci troviamo così  di fronte a un importante passo in avanti nelle strategie di stoccaggio per i quantitativi di energia prodotti da fonti rinnovabili, e pronti per essere immessi nella rete elettrica. Il tutto grazie allo sfruttamento di semplice acqua salata.

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