Come la Cina ha scalzato gli Stati Uniti nella leadership nel settore dell’energia solare

di Sebastiano del 15 gennaio 2013

Partiamo da un numero, perché raramente i numeri mentono.
Nel giro di un pochi anni, la Cina ha aumentato la sua quota di mercato globale nell’energia solare da 6 a un impressionante 54 per cento, più della metà a livello mondiale.
Meno di due anni fa, gli Stati Uniti vantavano ancora circa il 40 per cento della tecnologia solare venduta in tutto il mondo. Oggi è poco più del 5 per cento.

Cos’è successo nel frattempo: fallimento di Obama? Tattiche concorrenziali slaeali dei cinesi?
Cerchiamo di vedere cos’è successo senza pregiudiziali e con sguardo critico.

Prima di tutto analizzeremo le difficoltà in casa Obama. Il recentemente rieletto presidente USA durante il suo primo mandato ha certamente varato diverse misure per mitigare l’impatto della crisi economica, innescata proprio in USA dal crollo dell’industria dei mutui subprime, per promuovere i green jobs e più in generale per migliorare il livello di vita dei suoi compatrioti e ridare pari opportunità ai più giovani.

A quest’ultimo proposito, sono particolarmente significative dal punto di vista politico le resistenze che Obama ha incontrato da parte di Governatori locali anche a proposito di misure che potrebbero definirsi universalmente valide e sensate, come i provvedimenti per portare alimenti più sani nelle mense scolastiche.

Sono significative, perché ce la dicono lunga sulla difficoltà per il presidente USA di perseguire obiettivi di lungo termine, con un chiaro programma che inevitabilmente è destinato a scontentare qualche gruppo di interesse. Anzi, in questo contesto, si potrebbe dire, gli obiettivi a lungo termine non hanno alcuna possibilità reale.

Questo per spiegare, in parte, le difficoltà dell’amministrazione Obama nel perseguire la sua agenda verde, uno degli assi vincenti della campagna elettorale del 2008.
Meno resistenze hanno infatti incontrato i pacchetti di stimolo economico e i salvataggi bancari varati da Obama tra il 2008 ed il 2012, in ottica di gestione della crisi.

In parallelo, una Cina aggressiva, con un mercato interno in forte espansione, con il vantaggio di un costo del lavoro minore e la possibilità/capacità di formulare obiettivi di lungo periodo e perseguirli aggressivamente.

Risultato, in appena un paio d’anni si è verificato un rovesciamento dei rapporti di forza nell’industria dell’energia solare.

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Simbolo di questo contrappasso, uno dei principali produttori di pannelli solari, Solyndra, società californiana che aveva una idea apparentemente brillante per rendere i pannelli solari più efficienti e che è diventata un simbolo della lotta in materia di politica ambientale da parte dell’amministrazione Obama.
Solyndra, che nel marzo 2009 aveva ricevuto un prestito federale agevolato per 535 milioni dollari, è fallita nel corso del 2011, lasciando senza lavoro più di mille dipendenti, diventando così il target di una aggressiva campagna elettorale da parte repubblicana. Una campagna che voleva inquadrare Obama come il presidente che spreca denaro pubblico.

In realtà, delle 63 imprese del settore della green economy che hanno ricevuto aiuti di stato, solamente cinque sono andate in bancarotta, ma ormai Solyndra era entrata nell’immaginario collettivo dell’elettorato americano come simbolo di ingerenza statale e spreco di denaro pubblico, perdendo totalmente di vista la partita in gioco per il mercato globale dell’energia solare ed un futuro energetico più verde per gli U.S.A.: questo ha sicuramente costretto Obama a mordere il freno sulla sua agenda verde durante il primo mandato, lasciando di fatto via libera alla Cina.

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In mezzo ai due titani, il vaso di coccio Europa, che, con la sola eccezione della Germania, non sembra volere o essere in grado di competere in questa sfida globale.

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