Sappiamo davvero come viene prodotto il miele?

di Valerio Guiggi del 1 ottobre 2015

Sappiamo come viene prodotto il miele, uno degli alimenti più ricchi d’energia, più naturali e salutari? Dopo le api, siamo sicuri di conoscere davvero come avviene la sua produzione?

Il miele è un alimento molto importante nella nostra alimentazione e anche se non è uno dei più consumati le sue proprietà salutistiche e terapeutiche, per certi versi, sono veramente sorprendenti, tanto che è utilizzato alla stregua di un medicinale, specialmente in certe culture.

Ma sappiamo davvero come viene prodotto e come, da un fiore, si ottiene quel liquido denso e color oro, dolcissimo, che consumiamo?

La produzione del miele è molto particolare, e molto spesso sconosciuta al grande pubblico. La prima parte la fanno ovviamente le api, e questo lo sappiamo; ma delle fasi successive della lavorazione, quando il loro lavoro termina e interviene l’uomo, che porta via il miele in eccesso dall’alveare e lascia solo quello necessario alla sopravvivenza delle api, di cui costituisce il nutrimento, ne sappiamo altrettanto?

Come viene prodotto il miele: cosa fanno le api

Per prima cosa, cerchiamo di capire che cosa fanno le api. L’ape bottinatrice, che è l’ape che ha il compito di andare a raccogliere la materia prima per il miele, vola di fiore in fiore oppure sui tronchi degli alberi, dove trova sostanze diverse.

All’interno di un fiore trova il nettare, un liquido zuccherino prodotto dal fiore tramite apposite ghiandole, molto odoroso, che serve proprio ad attirare gli insetti perché mentre l’ape raccoglie il miele porta anche il polline, utile per la riproduzione del fiore.

Se invece vola sul tronco di un albero trova la melata, un altro liquido zuccherino che sarebbero le deiezioni di alcuni piccolissimi insetti che succhiano la linga degli alberi e rilasciano questa sostanza. Sono dunque insetti che in pratica fanno una ‘cacca’ dolce che le api mangiano.

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alveari

Sappiamo davvero come viene prodotto il miele?

Che sia miele o melata, l’ape lo ingurgita e lo trattiene una borsa che si trova nella sua gola, e che può immagazzinare molte di queste sostanze. Quando non ce la fa più a raccoglierne, torna all’alverare, e lo rigurgita fuori.

A questo punto il liquido è troppo ricco d’acqua, troppo liquido per essere conservato (ammuffirebbe); così le api operaie, che stanno all’interno dell’alveare, lo mangiano e lo tengono nel loro corpo per mezz’ora, riducendone la quantità di acqua.

Ma non finisce qui: loro lo rigurgitano a loro volta, e lo spandono in strati sottilissimi nell’alveare, dove altra acqua viene rimossa in un modo stavolta veramente ingegneristico: le api si mettono davanti e sbattono le ali. Sono in tante e così si crea una corrente d’aria continua che porta via l’umidità dall’alveare estraendola dal miele. Trentasei giorni di questa attività e il miele è abbastanza concentrato per non ammuffire più, insomma per essere conservato anche per mesi, in vista dell’inverno.

favo

Un favo con api

Come viene prodotto il miele: cosa fa l’apicoltore

Arriva così il turno dell’apicoltore: lui deve per prima cosa allontanare le api dall’alveare, per non ucciderle, quindi parte del miele, non tutto, viene preso e inizia la lavorazione.

Le api, infatti, mettono il miele nei favi, in cellette esagonali, e le chiudono con dei tappi di cera, per poi estrarre il miele al momento del bisogno: per prelevare il miele questa operazione la deve fare l’apicoltore. Una volta aver rimosso i favi dall’alveare, con un coltello taglia tutti i tappi di cera, così che il miele fuoriesca. Poi, con una centrifuga, lo estrae.

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Il miele deve poi essere filtrato, così che vengano rimosse le impurità, scarti delle api ed eventualmente cera residua; dopo la filtrazione, viene messo ad una temperatura particolare per evitare la cristallizzazione, così che il miele abbia l’aspetto semiliquido con cui lo conosciamo. Quindi viene messo nei vasetti.

E’ importante che si sappia che la rimozione del miele non danneggia le api perché l’apicoltore non ne toglie più del necessario (le api sono la sua fonte di reddito, ogni arnia produce circa 15 kg di miele all’anno): un processo naturale, quindi, che l’uomo ha imparato a sfruttare come forma di simbiosi, pur rispettando gli animali che lo producono. Il guadagno per un apicoltore non è altissimo, ma l’allevamento delle api è un meccanismo che, per morivi vari, conviene a tutti. E rispetta la natura molto più di altri tipi di allevamento.

Immagine via shutterstock.

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