Con la crisi le banche tagliano i fondi alle iniziative ecologiche

di Luca Scialò del 1 giugno 2013

Il sistema bancario internazionale è in forte affanno e ciò sta comportando anche una riduzione dei contributi in favore delle iniziative legate al risparmio energetico. In una conferenza di banchieri tenutasi di recente a New York si è evidenziato proprio questo trend negativo.

In quella sede, istituti bancari come Morgan Chase, hanno ammesso di non fare abbastanza per l’ambiente anche perché si è assistito ad un calo della domanda significativo dovuto a sua volta alle scarse informazioni date agli utenti. Le aree dove si investe ancora sono quelle degli edifici – per nuove costruzioni e ristrutturazioni – che godranno di finanziamenti per oltre 100 miliardi di dollari nei prossimi 4 anni.

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Se poi si confrontano i progetti bancari in favore dell’ecologia tra Usa e Europa, il risultato è impietoso: a fronte di una ‘banca verde’ con un capitale da 1 miliardo di dollari che sta pensando di costituire lo Stato di New York, ci sono i 200 milioni di euro di investimenti decisi dalla Comunità per il piano dell’Efficienza Enegetica (EEEF).

E l’Italia? Due anni fa l’ABI ha dato vita all’Osservatorio sulle rinnovabili: dal 2007 al 2011 le banche italiane, nonostante la crisi, hanno sostenuto l’industria delle rinnovabili con 20 miliardi di euro.

Dati, visto il periodo, non certo negativi.

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Kristina Rojas giugno 2, 2013 alle 5:15 pm

La relazione sottolinea che i governi hanno bisogno di indirizzare strategicamente la loro finanza pubblica per attirare capitali privati negli investimenti verdi attraverso misure quali garanzie, prodotti assicurativi e incentivi. Occorre dunque intervenire immediatamente nella lotta ai cambiamenti climatici a livello globale. Ma non sempre gli investimenti a favore delle rinnovabili sono visti di buon occhio. Per questo sono stati resi noti anche i 10 miti da sfatare sul cambiamento climatico e gli investimenti verdi.

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UlisseNano giugno 1, 2013 alle 6:28 pm

Sarebbe interessante conoscere il dato relativo al 2012. Resta comunque impressionante la bassa sensibilità a quest’argomento che esiste nel Governo(i) di questo Paese. Abbiamo un disperato bisogno di investire in questa direzione. Investimento che produrrebbe immediati effetti benefici sia sul fronte economico sia su quello del benessere sociale. Ma non accade poiché sposterebbe equilibri pre-esistenti.

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