Conosci l’impronta ecologica di cani e gatti?

di Erika Facciolla del 21 dicembre 2014

Sapete che i nostri Fido e Micio inquinano più di un SUV? Scoprite come ridurre l’impronta ecologica di cani e gatti.

La presenza di un animale domestico nella vita di un individuo ha innumerevoli risvolti positivi, primo fra tutti sull’umore e sulla sfera affettiva, ma ci siamo mai chiesti che peso abbia sull’ambiente e quale sia l’impronta ecologica di cani e gatti? In particolare, quanto pesano, in termini ambientali, le nostre abitudini e il modo in cui siamo abituati a prenderci cura di loro?

Se da una parte il rapporto che instauriamo con gli animali domestici coinvolge i nostri sentimenti e i nostri affetti più cari, dall’altra la discussione sulla loro sostenibilità implica riflessioni ben più fredde e razionali, dunque più difficili da formulare. Si tratta però di un dibattito che bisogna affrontare, soprattutto per prendere consapevolezza delle ricadute che il rapporto con i nostri amici a quattro zampe ha sul pianeta.

Sulla cura dei nostri pet in modo naturale:

Recenti studi condotti da un gruppo di ricercatori della Victoria University (Nuova Zelanda) dimostrano che l’impronta ecologica media di un cane – vale a dire la quantità di territorio necessaria per produrre il cibo e smaltire i rifiuti –  è di 0,84 (ettari di terreno) e 0,15 per quanto riguarda i gatti.

CANI DA SCOPRIRE: Il Bulldog Francese

Tradotti in termini pratici, questo vuol dire che un cane inquina più di un SUV, la cui impronta è invece pari a 0,41 ettari, una dato che considera sia l’energia necessaria per movimentare il mezzo per 10mila km sia quella utilizzata per la sua costruzione. Non va molto meglio con i gatti: nutrire e accudire un micio, in termini ambientali pesa più di un’utilitaria di piccole dimensioni.

cani gatti

Conosci l’impronta ecologica di cani e gatti?

Dalla ricerca, infatti, emerge che un cane occidentale di taglia media consuma circa 164 kg di carne e 95 kg di cereali all’anno, molto più del cibo necessario a sfamare un buona parte dell’umanità dall’altra parte del mondo. A questo occorre aggiungere tutto ciò che gravita intorno al business degli animali da compagnia: gadget, prodotti per l’igiene, vestiti e così via.

Immagine via shutterstock.

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Filippo dicembre 21, 2014 alle 12:03 pm

è un calcolo piuttosto buttato lì, bisognerebbe anche considerare che quei 164 kg di carne sono composti in gran parte da scarti di lavorazione e interiora che altrimenti andrebbero sprecati

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