Consumo di carne nel mondo: tutti i dati 2013

di Alessia del 27 marzo 2014

Il consumo di carne nel mondo si sta aprendo a nuovi scenari: non sono solo i Paesi ricchi a detenerne il primato, ma anche le zone più povere stanno aumentando i loro consumi.

Il dato interessante è che mentre i Paesi sviluppati continuano a mantenere un loro standard di consumo (830-960 kcal al giorno), altrove l’andamento è tutt’altro che rassicurante.

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Pensate che solo la Cina dal 1963 ha decuplicato i suoi consumi, mentre l’India, da sempre associata ad uno stile di vita vegetariano per i suoi principi religiosi, si sta piazzando ai primi posti in classifica per l’esportazione di carne bovina.

Sembra paradossale ma il 25% di tutta la carne di manzo in circolazione proviene proprio dal Paese indiano.

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Ogni anno si macellano 58 miliardi di polli e se ne consumano 106 milioni di tonnellate. Seguono le anatre (2,8 miliardi), i maiali ( 1,3 miliardi), i tacchini (649 miliardi), le pecore (517 miliardi), le capre (430 miliardi) e i bovini (296 miliardi).

I dati sono stati segnalati nel report L’atlante della carne 2014″ redatto dalla fondazione ambientalista tedesco Heinrich Böll e dall’associazione Friends of the Earth

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Questo aumento del consumo di carne evidenzia tutta una serie di conseguenze nefaste per l’ambiente, dal consumo di acqua causato dagli allevamenti all’immissione di anidride carbonica nell’atmosfera.

Per fare un esempio concreto, dobbiamo considerare che produrre 1 kg di bistecca comporta il consumo di 15.000 litri di acqua, cifre esorbitanti se paragonate a quelle necessarie al solo settore agricolo.

Difatti per 1 kg di carote servono solo 151 litri di acqua, per 1 kg di grano 1.300 litri mentre per 1 kg di formaggio 5.000 litri.

Ma da dove proviene la maggiore produzione di carne nel mondo? 

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La società più grande è brasiliana e si chiama JBS, con un fatturato di 38 miliardi ogni anno; seguono poi Cargill e Tyson food, negli Stati Uniti.

Se aumenta il consumo di carne, aumenta il numero degli animali da sfamare e di conseguenza sempre più terreni dovranno essere destinati all’allevamento. In più quando parliamo di allevamenti industriali bisogna fare i conti con l’utilizzo di sostanze chimiche nocive per l’uomo e per l’ambiente.

Forse è il caso di iniziare ad essere lungimiranti la prossima volta che porteremo una bella bistecca sulle nostre tavole, non credete?

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