Contro le frodi sui pesci arriva il progetto fish track

di Luca Scialò del 4 ottobre 2015

Negli ultimi anni il settore ittico ha registrato un notevole aumento della richiesta, e di conseguenza il numero di consumatori nei mercati di tutto il mondo è aumentato. Questa è certo una buona notizia, ma implica anche una maggiore attenzione contro le frodi a danno dei consumatori e degli stessi rivenditori al dettaglio.

Perché purtroppo, data la crescente richiesta di specie pregiate, e il loro prezzo elevato, si prova a spacciare per alcune varietà di pesci altre, meno prelibate e meno speciali ma molto più economiche, a volte poco sicure dal punto di vista alimentare. Questa pratica è dannosa a livello economico ma diventa addirittura pericolosa in caso di allergie specifiche.

Vendere le specie di minor pregio è possibile perché quando il pesce è già pulito e sfilettato, perché è veramente difficile dire quale sia la sua razza e riconoscere la frode. Se non sono sotto gli occhi la vera forma e il colore delle squame, non è possibile distinguere una tipologia di pesce da un’altra.

Di qui la nascita del progetto Fish track, al fine di caratterizzare la specie di appartenenza mediante metodologia di DNA barcoding di campioni ittici prelevati sul mercato regionale della distribuzione. Soprattutto per le specie che più comunemente sono vittima di questi imbrogli, il pangasio del Mekong o la brotula al posto della cernia, l’halibut dell’Atlantico venduto come sogliola, lo squalo truccato da pesce spada, il palombo preso per verdesca e diversi tipi di pesci africani venduti come pesce persico.

In pratica, l’Università di Siena, capofila di questo progetto, vuole avviare una catalogazione a priori di ogni singola tipologia di pesce in commercio, immagazzinando tali dati nel suo codice a barre, come avviene per i comuni prodotti commerciali, così da smascherare il filetto che viene spacciato per quello che non è, grazie ad un semplice controllo a campione del codice a barre presente sulla confezione.

Inoltre, si punta anche a smascherare quei prodotti ittici che abbiano subito vari trattamenti prima dell’arrivo nei negozi al dettaglio.

Per le specie più pregiate, come la spigola e l’orata, vengono invece inseriti degli appositi marcatori genetici per ogni specie, così da controllare la veridicità della dichiarazione del metodo di cattura delle specie in oggetto.

La realizzazione del progetto però da sola non basta. Occorre pubblicizzare il più possibile i risultati, al fine di ottenere una ulteriore sensibilizzazione delle aziende operanti nel settore, ma anche dei legislatori. E ci auguriamo che rendano obbligatori questi tracciamenti per tutela la salute e il portafoglio dei consumatori.

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