Contro lo spreco alimentare: la frutta brutta è rivenduta da una cooperativa portoghese

di Marco Grilli del 27 luglio 2014

Non sarà bella ma non si capisce perché non dovrebbe essere buona. Mentre la crisi economica attanaglia il Vecchio Continente, ogni anno l’Unione Europea getta alle ortiche quasi 90 milioni di tonnellate di alimenti, costituiti principalmente da frutta e verdura. Il motivo? Non rispondono a quei requisiti estetici di forma, colore e peso, che vengono presi in considerazione per l’etichettatura e la commercializzazione dei prodotti. Ma qualcuno cerca dei rimedi contro lo spreco alimentare.

Indignata di fronte al fenomeno dello spreco alimentare del suo paese, Isabella Soares, una cittadina portoghese già consulente nel settore delle energie rinnovabili, ha fondato a Lisbona una cooperativa denominata “Fruta Feia”, ossia frutta brutta.

Il suo obiettivo? Rompere la dittatura dell’estetica e del calibro imposta dall’UE, che causa l’incremento di quello spreco alimentare tanto aborrito. Perché convinta che non è l’aspetto che garantisce la qualità di un prodotto, quanto le sue caratteristiche nutrizionali, assolutamente indipendenti dall’apparenza.

Lo sapevi? 

Basta quindi a quei formalismi che lasciano marcire nei campi i prodotti ortofrutticoli, consentendogli al massimo un impiego come marmellate o cibo per animali. “Fruta Feia” ha escogitato una procedura che consente agli agricoltori di realizzare dei guadagni – seppur piccoli – da quella frutta e verdura destinata a rimanere invenduta, ed ai consumatori di poter acquistare prodotti alimentari sani, freschi e genuini a prezzi contenuti.

La crisi, in fin dei conti, impone di non far gli schizzinosi di fronte a una banana ammaccata, a una mela troppo piccola od a un cetriolo eccessivamente ricurvo.

La cooperativa acquista così a prezzi ribassati dai produttori tutta quella frutta e verdura che non ha possibilità di commercializzazione, rivendendola a costi contenuti ai suoi 420 soci nei due punti vendita allestiti nella capitale portoghese. In pratica, dopo aver pagato una piccola quota d’iscrizione annuale, è possibile acquistare ogni settimana una cesta piccola da 3-4 Kg con 5-7 varietà di prodotti ortofrutticoli a soli 3,5 euro, o una cesta grande da 8 Kg con 7-9 differenti prodotti a 7 euro.

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Un’iniziativa di gran successo, se è vero che “Fruta feia”, partita con un finanziamento per l’imprenditoria giovanile, può contare oggi non solo sui 420 soci ma anche su ben 1.000 clienti in lista d’attesa. Il numero di cui la cooperativa va più orgogliosa è però il 21, che corrisponde alle tonnellate di prodotti ortofrutticoli già venduti e quindi sottratti alla spazzatura.

Tra i tre soci del gruppo è presente anche un italiano, il 30enne architetto Andrea Battocchi, che mira a far conoscere quest’interessante progetto all’Expo 2015 di Milano, dedicato proprio al tema dell’alimentazione.

Nel frattempo, l’iniziativa ha ricevuto il consenso del presidente della Commissione UE, che si è detto favorevole a qualsiasi intervento volto a ridurre il controllo della grande produzione e distribuzione sull’agricoltura europea. “Fruta Feia”, tra l’altro, con le sue modalità di vendita non infrange le norme europee, poiché queste si applicano unicamente ai prodotti etichettati e confezionati.

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In materia di sprechi alimentari, non manca una nota d’ottimismo per il futuro. Questo tema pare infatti aver riscontrato maggior interesse nell’agenda dell’UE, che ha reso meno stringenti i requisiti per l’etichettatura e la commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli, attuandoli unicamente nei confronti di 10 tipi di frutta e verdura e non più 36 come in passato, anche se va notato che queste dieci varietà coprono il 75% del mercato.

Allentare ulteriormente i vincoli pare la via più semplice per impedire lo sciupìo dei prodotti alimentari, in questo periodo così critico dal punto di vista economico. Contro i diktat delle grandi catene alimentari, una piccola cooperativa in cerca di espansione ha lanciato un messaggio forte, che ci auguriamo possa essere accolto presto in altre realtà di quel Vecchio Continente, ancora attaccato alla forma invece che alla sostanza.

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