Cosa c’è nella mia birra? Molte sostanze pericolose…

di Alessia del 6 marzo 2014

La birra è una bevanda antichissima le cui prime testimonianze risalgono addirittura all’antico Egitto.
Normalmente siamo abituati a pensare che sia una bevanda naturale ottenuta dalla fermentazione del malto d’orzo. In realtà quella che arriva oggi sulle nostre tavole è una bevanda completamente diversa che di naturale ha ben poco!

Innanzitutto dobbiamo precisare come viene assorbito l’alcool dal nostro corpo: una volta ingerito, l’alcool non segue il percorso digestivo ma arriva direttamente al fegato, l’organo brucia grassi per eccellenza.

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Il fegato ha anche il compito di rimuovere le tossine dal nostro organismo, ma se è sovraccaricato dall’alcool la sua funzione di “spazzino” viene ridotta e questo comporta una serie di danni come l’invecchiamento cellulare e la perdita della libido per citarne solo alcuni.

Fatta questa premessa è bene ora approfondire gli ingredienti di cui è realmente composta la birra. Oltre a luppolo, malto e lievito viene utilizzato un lungo elenco di additivi che però le aziende non inseriscono nelle etichette perchè di fatto non è previsto dalla legge. Quindi spetta al consumatore informarsi e provare a ricevere risposte veritieri su cosa effettivamente beviamo.

Il marchio Newcastle – commercializzato da Heineken – per esempio, utilizza il colorante caramello per conferire alla birra il colore marrone e dorato, altrimenti ottenuto attraverso la tostatura dell’orzo. Questo colorante è risultato cancerogeno in esperimenti di laboratorio ed è ottenuto da un miscuglio di ammoniaca e solfiti.

Molte birre invece ricorrono all’uso di OGM quali lo sciroppo di fruttosio (Guinness), lo sciroppo di mais (Miller Luce, Coors, Corona, Fosters, Pabst Blue Ribbon, Red Stripe), il destrosio (Budweiser, Bud Light, Luce Busch, Michelob Ultra) e il mais (Red Stripe, Miller Coors Brand, Anheuser-Busch).

Il destrosio e il maltosio derivano da mais OGM e vengono utilizzati soprattutto perchè sono a basso costo e consentono dunque di produrre della birra a buon mercato.

Già nel 2007 Greenpeace aveva denunciato la presenza di un ceppo OGM non riconosciuto nel marchio Anheuser-Busch (le birre Budweiser e Bud Light per intenderci). Ricordiamo che non ci sono ancora studi evidenti sulle conseguenze a lungo termine per l’uomo dell’utilizzo di OGM, ma sappiamo che uno dei pesticidi utilizzati per la loro coltivazione, il Roundup, favorisce l’insorgenza di infiammazioni, cancro e altre malattie.

A quanto pare per essere sicuri e non correre rischi per la salute bisogna scegliere birre artigianali prodotte da piccoli imprenditori locali o birre tedesche. La Germania difatti ha pensato di tutelare uno dei suoi prodotti tipici attraverso una legge che stabilisce gli unici ingredienti ammessi: acqua, luppolo, lievito, orzo o frumento maltato.

Anche le birre con certificazione biologica sono prive di OGM e additivi oltre al fatto che adottano una serie di procedimenti che riducono la quantità di tossine e pesticidi nell’aria.

Forse solo con una regolamentazione severa si potrà porre fine a questo abuso, ma come sempre il gioco delle politiche economiche ha un suo peso.

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