Cosa sono gli orti condivisi

di Erika Facciolla del 13 maggio 2016

Scoprite tutto sulla pratica degli orti condivisi, delle aree verdi urbane sia pubbliche che private di cui si prendono cura delle persone, gratuitamente, per pura passione.

Gli orti condivisi non sono altro che aree verdi, terreni o spazi pubblici e privati utilizzati da una comunità di persone che ha il permesso di coltivarli. A condividere un orto e la passione per l’agricoltura spesso sono intere famiglie, amici, gruppi eterogenei di adulti, anziani e bambini che vivono nelle stesso quartiere o città e che trascorrono buona parte del tempo libero occupandosi della terra e della manutenzione degli orti condivisi.

In quanto ‘condiviso’, l’orto appartiene a tutti i componenti della comunità che non sono necessariamente i proprietari di fatto: in alcuni casi pagano un piccolo affitto, in altri non sostengono alcuna spesa poiché garantiscono il decoro e la manutenzione ordinaria dell’area stessa.

Oltre ad essere una pratica di pubblica utilità, quella degli orti condivisi diventa un’occasione di scambio culturale, aggregazione sociale e interazione. Nati negli Stati Uniti su iniziativa di piccole aggregazioni di cittadini e poi diffusi in Olanda, Svezia e Francia, anche l’Italia negli ultimi anni si è aperta a questa consuetudine con iniziative e progetti sul tema che si moltiplicano in quasi tutte le regioni dello Stivale.

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Orti condivisi: cosa sono realmente

Le regioni più ‘attive’ nella promozione degli orti condivisi sono la Valle d’Aosta, l’Emilia-Romagna, il Friuli Venezia Giulia e il Veneto, dove si registrano le attività più intense soprattutto da parte di piccole associazioni, gruppi di famiglie ma anche  aziende che investono nella creazione di orti aziendali trasformandoli in ‘benefit’ destinati ai dipendenti.

In sostanza, gli orti condivisi sono utilizzati come occasione di svago psico-fisico per chi trascorre molte ore di lavoro in ufficio, magari davanti ad un computer per diverse ore al giorno, e si rivela un ottimo anti-stress poiché aiuta a recuperare il contatto con la natura e favorisce lo svolgimento di un’attività gratificante all’aria aperta. Tutto questo, a detta degli esperti, equivale ad aumento del benessere e ad una maggiore produttività sul luogo di lavoro.

orti condivisi

Orti condivisi: un altro pilastro dell’agricoltura urbana

Fanno parte della macro-categoria degli orti condivisi anche gli ‘orti comunali’, ovvero aree concesse al pubblico utilizzo che di fatto appartengono al Comune. In tal caso, la concessione delle aree verdi (la cui metratura si aggira solitamente intorno ai 40 e i 50 mq) avviene tramite un apposito bando pubblico; una volta assegnati tutti i lotti, il Comune può chiedere in cambio una piccola somma di denaro a titolo di affitto o semplicemente la ‘promessa’ di prendersi cura di uno spazio altrimenti destinato al degrado e all’abbandono.

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Orti condivisi nelle scuole: gli orti didattici

Anche le scuole possono farsi promotrici di progetti basati sul concetto di orti condivisi coinvolgendo alunni, insegnanti e famiglie. In questo caso si parla di ‘orti didattici’, nati cioè con finalità educative decisamente pratiche: i bambini vengono iniziati alle tecniche di base dell’agricoltura, imparano ad apprezzare il rapporto uomo-natura e vengono sensibilizzati alle tematiche ambientali e all’ecologia.

Lavorando la terra con le proprie mani apprendono sul campo i cicli di crescita delle piante, acquisiscono le nozioni fondamentali legate alla stagionalità dei lavori da fare nell’orto e hanno la possibilità di toccare con mano i frutti del loro impegno.

Non avete un orto urbano vicino a casa? Niemnte paura! Potete provare a fare il vostro mini-orto in balcone:

Orti condivisi nei quartieri e nelle aziende 

In tema di orti condivisi è facile imbattersi in un’altra denominazione, quella di ‘orti di quartiere’ detti anche ‘orti urbani’, ovvero spazi privati o pubblici di grandi dimensioni condivisi da una comunità appartenente allo stesso quartiere che oltre al concetto di ‘condivisione della terra’ promuove anche altre iniziative socialmente utili. Gli esempi più fulgidi, in tal senso, sono il progetto ‘Zappata Romana’, nato a Roma per promuovere iniziative su una settantina di orti condivisi. Analogamente, a Milano e Torino, sono nati ‘Orto diffuso’ e ‘Miraorti’ grazie ai quali sono state riqualificate intere aree urbane destinate al degrado.

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Quella degli orti condivisi, insomma, è una pratica che appassiona sempre più italiani e ‘urban farmers’ di tutta Europa. Coldiretti stima che il 37% dei nostri connazionali dedica il tempo libero alla cura dell’orto e che sono sempre più numerosi i cittadini che decidono di aprire il proprio giardino o terreno ad altri ‘contadini di città’ disposte a prendersene cura e a trascorrere qualche ore in maniera ‘sociale’ e ‘attiva’.

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