Cosa succede ai delfini nei delfinari? Un rapporto LAV ce lo dice

di Marco Grilli del 26 giugno 2015

Cosa succede ai delfini nei delfinari

Gli spettacoli dei delfinari non rispettano il comportamento naturale dei delfini e sono privi di contenuto educativo. A questa conclusione è giunta l’indagine svolta dal biologo marino Juan Gonzalvo (consulente per l’UNEP e per l’Istituto di ricerca Tethys), diffusa dalla Lega antivivisezione.

E’solo l’industria dello spettacolo a sostenere ormai da tempo che l’esibizione di questi mammiferi marini risponde a una finalità educativa e aumenta la sensibilità delle persone verso la biologia e verso la tutela di questi simpatici e intelligenti animali. In realtà, l’opinione pubblica (il 64,8% degli italiani secondo i dati Eurispes 2015) è contro i delfinari, tanto che almeno 85mila nostri concittadini hanno sottoscritto la petizione con cui la LAV chiede la riconversione di queste strutture e la creazione di un rifugio per delfini, ossia di un’area marina confinata protetta dove poter rilasciare in semi-libertà gli esemplari provenienti dai parchi acquatici dismessi.

Cosa succede nei delfinari: lo studio della LAV

Anche numerosi studi scientifici hanno dimostrato che la detenzione in cattività all’interno di acquari o parchi di divertimento riduce la speranza di vita di questi mammiferi, aumenta i danni alla salute, in particolar modo  si abbassano le difese immunitarie e porta ad una alimentazione scorretta.

I delfini vivono in nuclei familiari allargati e amano socializzare e muoversi liberamente in mare. Caratteristiche che non si addicono a una vita in una vasca o piscina per il divertimento umano.

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In Italia si trovano attualmente quattro delfinari (tre dei quali in funzione) che ospitano 27 delfini in cattività. Va ricordato che il nostro Paese è uno dei pochi dell’UE ad avere emesso una specifica legge nazionale (Decreto Ministeriale n. 469 del 2001) che regola sia la gestione in cattività di questi mammiferi, che le norme per ottenere realmente le finalità educative di un delfinario

L’autore dell’indagine commissionata dalla LAV ha analizzato l’applicazione dei criteri di legge nello svolgimento degli spettacoli presi in considerazione, esaminando filmati riguardanti le performance dei delfinari italiani tra il 2012 e il 2015.

Per valutare la qualità dei contenuti educativi Gonzalvo ha esaminato anche i commenti degli addetti ai lavori durante le esibizioni, al fine di controllare se contenevano alcuni aspetti essenziali, quali il nome della specie, il tipo di gruppo sociale o familiare in cui vivono, l’habitat naturale, le modalità di riproduzione, l’alimentazione, lo stato di conservazione e il comportamento da tenere in caso di un loro incontro in mare.

Conclusioni dello studio LAV sulla condizione dei delfini nei delfinari

Le conclusioni dell’indagine portano ad una realtà ben diversa da come la vedono i gestori di questi spettacoli, infatti c’è scarsa sensibilità delle strutture nei confronti del comportamento naturale degli animali e non viene stimolato l’interesse degli spettatori nei confronti della protezione e conservazione dei delfini.

Inoltre, solamente il 10% degli spettacoli esaminati ha previsto commenti sulla biologia e sul comportamento degli animali coinvolti, senza che in nessuna delle esibizioni siano mai state fornite informazioni al pubblico sulla reale distribuzione dei delfini in natura e sul loro stato di conservazione.

Più che mostrare i comportamenti di tali animali in natura, le performance finite nel mirino di Gonzalvo hanno espresso soltanto comportamenti condizionati, non paragonabili a quelli degli esemplari in libertà. In parole povere si è lasciato spazio prevalentemente a salti, piroette e acrobazie, quindi ad azioni che accentuano la spettacolarizzazione dell’evento mediante la presentazione di gesti innaturali di questi cetacei.

Del tutto trascurata anche la spiegazione delle modalità di alimentazione dei delfini in natura. Durante gli spettacoli il cibo rappresenta solo la ricompensa per lo svolgimento corretto di un esercizio. Senza che sia fatto alcun cenno alla perdita d’indipendenza dell’animale in cattività, che vede represso il suo istinto naturale di ricerca di cibo e prede.

Cosa succede ai delfini nei delfinari? Un rapporto LAV ce lo dice

Cosa succede ai delfini nei delfinari?

Che dire poi di tutti quegli esercizi (ad esempio la rapida apertura e chiusura della bocca, l’agitazione delle pinne o i colpi di coda sull’acqua) che vengono presentati come momenti di gioco e divertimento, quando invece in realtà si tratta di comportamenti che in mare significano aggressività? Tali manifestazioni sono infatti delle reazioni umorali dei delfini verso elementi di disturbo, che in natura possono essere rappresentati da predatori o altre minacce.

In generale tutti gli spettacoli esaminati non hanno fornito insegnamenti sui comportamenti naturali, l’ecologia e i problemi di conservazione dei delfini, focalizzando invece l’attenzione sulla teatralità emotiva e il forte legame tra i protagonisti di questi circhi acquatici e i loro addestratori. Secondo l’indagine condotta da Gonzalvo, il pubblico che prende parte a questi show resta con l’impressione che i delfini siano una sorta di intrattenimento e non mammiferi sociali complessi. Non c’è dunque da stupirsi se durante le gite in mare molte persone cercano di sperimentare l’incontro ravvicinato coi delfini, senza sapere che tale atteggiamento provoca stress e disagio, configurandosi come una vera e propria molestia. La normativa italiana in materia pare quindi largamente disattesa.

In realtà i delfini mostrano di star bene solo là dove la natura li ha posti: in mare aperto. Per rispettare le loro esigenze fondamentali tenetevi alla larga dai circhi acquatici e privilegiate gli avvistamenti in mare (dolphin watching) organizzati da varie associazioni e istituti di ricerca.

Uno spettacolo imperdibile privo di comportamenti innaturali e condizionati, dove i delfini appaiono veramente per quel che sono.

Immagini via shutterstock.

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