Cosa vuol dire vivere vicino ad un pozzo per il fracking

di La Ica del 20 gennaio 2014

Dopo il no perentorio della Francia e gli incidenti riportati in Spagna, tocca alla Gran Bretagna discutere se iniziare o meno a trivellare. Abbiamo già parlato del fracking, quell’insieme di attività volte all’estrazione del gas naturale dalle rocce per liberare lo shale gas, e ci siamo anche soffermati sulle numerose conseguenze legate soprattutto all’effetto di queste attività sull’ambiente.

È di pochi giorni fa la notizia che negli Stati Uniti stanno aumentando i pozzi e di conseguenza i danni, anche alla salute degli abitanti; nel nord del Texas il numero è salito di ben l’800% in poco più di dieci anni! Il cambiamento climatico ha portato molte Nazioni a interessarsi a questo fenomeno che, se non tenuto sotto stretto controllo, può essere molto pericoloso.

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In Gran Bretagna, due terremoti hanno smosso il terreno di Weeton, in Lancashire nell’aprile 2011. Le scosse sono state così forti che sono state avvertite fino a Blackpool, a circa 120 km di distanza, e la Gran bretagna è una terra notoriamente non sismica.

La fratturazione idraulica è un’attività per nulla ecologica, ad alte emissioni di CO2. Eppure solo negli Stati Uniti, nel 2012, il fracking ha prodotto la cifra esorbitante di 1.300 miliardi di m3 di scarti tossici e radioattivi. Perché per fratturare il terreno vengono utilizzate quantità ingenti di acqua, sabbia e sostanze chimiche altamente inquinanti e pericolose per la salute, tra cui notissimi agenti cancerogeni come il mercurio, l’acido cloridrico, la formaldeide e il radio.

Negli Stati Uniti, dove non c’è una vera e propria legge né federale né statale che regolamenta il fracking, sono stati documentati diversi casi di intossicazione da sostanze chimiche e metalli pesanti: nausea, mal di testa costanti ed epistassi sono solo alcuni degli effetti riportati da cittadini che hanno abitazioni nelle vicinanze di pozzi per il fracking.

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Nell’ultimo anno solo nell’area di Ponder in Texas, sono stati creati pozzi per l’estrazione del gas di scisto a meno di 100 metri dalle abitazioni! Qui 6 milioni di persone in vivono a poco meno di 2 chilometri da un pozzo di gas o petrolio, e si tratta di 15 milioni in tutti gli Stati Uniti. E non c’è limite ai terreni che possono essere trivellati.

Scuole, chiese, campus universitari, benché possessori del terreno, se non detengono anche i diritti minerari, possono essere trivellati. Ogni appezzamento è terra di nessuno.

Eppure anche in Inghilterra si vuole scavare. Un reportage del British Geological Survey ha stabilito, lo scorso luglio, che il gas di scisto presente sotto la crosta di Gran Bretagna possa ammontare addirittura a ben 37.000 m3, al centro del triangolo tra il Lancashire, lo Yorkshire e il Lincolnshire; una cifra che fornirebbe alla nazione tutta l’energia di cui ha bisogno per decenni!

Così, sono molte le aziende che si sono già messe in lizza per sfruttare un pezzo di questa ‘miniera di gas’: se ne contano almeno sei. Cuadrilla Resources ha già aperto pozzi esplorativi a Singleton e Becconsall nel Lancashire, ed è in procinto di aprirne uno a Balcombe in West Sussex. Celtique Energie e Coastal Oil and Gas hanno fatto richiesta nel Kent, West Sussex e Galles; secondo la Camera di Commercio 100 nuovi pozzi verranno aperti nei prossimi 10-15 anni!

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Intanto negli USA la corsa al fracking non si ferma, Barnett Shale, nel nord del Texas, è diventato il sito di gas di scisto più produttivo di tutta l’America. Nuovi lavori in Colorado, North Dakota, Ohio, Pennsylvania e California hanno drasticamente abbassato i costi di gas e riscaldamento, ma non si parla quasi mai delle conseguenze: come inquinamento dell’acqua potabile e perdite di gas.

Una residente nell’area di Barnett Shale ha dichiarato: “Una mattina durante i lavori ho trovato sulla mia auto una sottile polvere bianca. Pensavo fossero frammenti di roccia, invece erano scorie chimiche, perché quando sono andata a lavare la mia auto, anche la pittura è venuta via.

La Gran Bretagna si è sùbito apprestata a dichiarare che le sue attività di fracking verranno controllate da vicino: la qualità dell’acqua verrà monitorata e le aziende verranno obbligate a dichiarare quali prodotti utilizzeranno per fratturare il terreno; e i serbatoi delle acque reflue contaminate verranno sigillati.

Sì ma non basta. “Oltre all’ingente spreco di risorse come l’acqua, ciò che più mi preoccupa è il fatto che lo shale gas non risolve il problema dei gas serra. È solo attraverso l’uso di energie rinnovabili che riusciremo a non surriscaldare ulteriormente il Globo.” ricordano i Verdi. Le compagnie estrattive non sono sufficientemente equipaggiate per occuparsi di scorie tossiche e radioattive, e non sono in grado di prevenire né risolvere senza enormi danni situazioni catastrofiche, lo abbiamo visto già mille volte sui giornali e telegiornali.

Quindi, vale davvero la pena rischiare la nostra vita e quella del mondo per il fracking?

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