Cremona dice no all’allevamento dei visoni ma in Italia com’è la situazione?

di Elle del 11 novembre 2012

Grazie alle pressioni della popolazione attraverso telefonate al centralino del Comune, mail e contestazioni, a Rivarolo del Re il primo cittadino Marco Vezzoni si è visto obbligato ad emettere un parere negativo sull’insediamento di un allevamento di visoni.

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Si tratta di un segnale incoraggiante da parte di un’amministrazione pubblica che, consapevole dell’aumentata sensibilità nei confronti degli animali, soprattutto nel caso in cui vengano sfruttati per scopi palesemente legati alla vanità umana, ha preso una posizione netta, fermando sul nascere questa forma di sfruttamento.

Sul territorio nazionale, tuttavia, persiste l’allevamneto degli animali da pelliccia, con la presenza di circa 10 strutture con 150.000 visoni che incontrano la morte ogni anno, provocando anche un notevole impatto sull’ambiente, come testimoniato dallo studio di Life Cycle Assessment portato avanti da CE Delft e intitolato ‘The environmental impact of mink fur production‘.

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Pur essendo previste sanzioni penali per la produzione ed il commercio di pellicce di cane e gatto e di prodotti derivanti dalla caccia a scopo commerciale alle foche (che non ci sono), l’Italia resta una produttrice di pellicce provenienti da visoni.

In base anche alle disposizioni europee in tema di allevamenti in gabbia, riconosciuti dalla Commissione Europea come gravemente lesivi del benessere animale, la LAV (Lega Anti Vivisezione) ha promosso una proposta di legge in materia di ‘divieto di allevamento, cattura e uccisione di animali per la loro pelliccia’, già depositata al Senato e alla Camera, appoggiata da una petizione che conta oltre 60.000 firmatari. Tuttavia, tali proposte non sono ancora state presentate all’ordine del giorno nell’ambito dei lavori parlamentari.

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Ci auguriamo che il legislatore nazionale possa tener conto dei molteplici aspetti legati allo sfruttamento animale negli allevamenti da pellicce (sotto il profilo etico ma anche dal punto di vista ambientale) proponendo una vera svolta verso una realtà fur free.

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