Crush, la carta nasce dai resti di frutta, caffé e nocciole

di Jessica Ingrami del 3 gennaio 2013

In un ottica di riciclo e riutilizzo delle risorse disponibili, nasce la carta prodotta da scarti di lavorazioni agro-industriali che, altrimenti, sarebbero destinati all’inceneritore. Il loro utilizzo, invece, consente di fare ancora molte cose e “Crush” ne è la prova autentica: bucce e polpa di arancia avanzate dalla produzione di succhi e spremute, residui di mais, olive, mandorle, nocciole, kiwi e caffè, vengono trasformati in preziosi rotoli di carta.

Favini, virtuosa azienda con sede a Rossano Veneto (Vicenza), acquista ciò che altre aziende scartano: il “pastazzo” di agrumi, per esempio, è ciò che rimane dalla spremitura delle arance dopo che altre aziende hanno estratto la pectina per i dolcificanti, le essenze per i cosmetici o gli oli e la gomma per sostituire il petrolio nei pneumatici. Persino l’energia utilizzata dalla cartiera per il processo di trasformazione  è al 100% autoprodotta, grazie alle turbine che trasformano la forza idrica in elettricità.

Crush, appena messa in produzione, è stata subito premiata a Monaco con il “Luxe Pack in Green”, premio conferito alla società che presenta la soluzione più innovativa in ambito ecologico. Ma, oltre ad essere “green”, questa tipologia di carta dovrebbe pesare meno anche sulle tasche dei consumatori: il suo costo, infatti, dovrebbe essere il 20% in meno rispetto a un prodotto in cellulosa.

Questo perché, al momento, gli scarti agro-industriali sostituiscono per il 15% la cellulosa proveniente da albero, percentuale dovuta ai limiti tecnici degli impianti utilizzati, ma l’obiettivo sarà quello di utilizzare sempre più materiale di scarto e sempre meno cellulosa.

Crush è genuina e naturale, caratteristiche riconoscibili anche dalle sette tonalità di colore in cui è disponibile, tutte riferite alle rispettive materie prime utilizzate: mais, agrumi, kiwi, olive, mandorle, nocciole e caffè.

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