Cucinare senza sprechi, libro di Andrea Segré

di Erika Facciolla del 11 novembre 2012

Una guida indispensabile per attuare la nostra piccola, grande rivoluzione quotidiana contro lo spreco alimentare a partire dalla dispensa e dal carrello della spesa. Il manuale di Andrea Segré – neovicitore del Premio Artusi 2012 – si presenta così: 150 pagine ricche di preziosi consigli anti-spreco firmati dal un vero pioniere della riduzione e del recupero di scarti alimentari per fini solidali, nonché ideatore della campagna europea Un anno contro lo spreco.

Dunque il primo comandamento di quella che potremmo già definire una ‘bibbia’ per il consumatore moderno è senza dubbio ‘Non Sprecare’.

Le situazioni in cui osservare e seguire questo importante precetto sono molteplici; da quel che prepariamo sui fornelli delle nostre cucine, alla dispensa, passando per il carrello della spesa e il frigorifero, fino ad arrivare al bidone della spazzatura dove ogni giorno finiscono scarti alimentari che in realtà potrebbero essere riutilizzati in tanti, sorprendenti modi e trasformarsi in squisitezze.

E le idee non mancano visto che il testo è ricco di succulente ricette pensate appositamente per evitare che nel pattume finiscano cose come bucce di patata, pane raffermo, insalata passita, gambi di verdura, teste di pesce e così via.

Dunque, ridurre gli sprechi alimentari è una missione che parte dal supermercato con quello che mettiamo nel carrello della spesa, arriva nelle cucine e finisce nell’immondizia. Il punto è ricordare di non concedere spazio al consumismo e alla superficialità  in questi tre luoghi del nostro vissuto quotidiano.

Sì, perché consumare meglio e non buttare il cibo vuol dire prendersi cura del mondo e del nostro stesso futuro, nonché di tutte le risorse idriche ed energetiche impiegate per la produzione dei cibi che portiamo in tavola.

Sfogliare questo libro vi farà scoprire modi per riciclare creativamente i vostri avanzi che non avreste mai immaginato, ma soprattutto, vi farà riflette su quanto cibo finisce impunemente ogni giorno nei cassonetti della spazzatura. Un’altra prova di quanto la nostra coscienza (ambientale e umana) sia tutt’altro che pulita.

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