Da dove vengono le rose vendute nei ristoranti?

di Martina Pugno del 11 giugno 2013

In un mondo sempre più globalizzato, anche i piccoli gesti quotidiani possono avere conseguenze a grandissima distanza: una sorta di “effetto farfalla” di cui non sempre è facile essere consapevoli. Il semplice acquisto di una rosa da venditori ambulanti o nei supermercati può significare, ad esempio, incentivare un complesso sistema di sfruttamento e distruzione di terre molto lontane, come quelle del lago Naivasha, in Kenya.

Il lago Naivasha è stato uno dei principali del Kenya, ma ora è ridotto ad un fantasma rispetto all’affascinante specchio d’acqua che era un tempo: colpa delle coltivazioni intensive di fiori – e di rose in particolare – che vengono svolte nei suoi pressi, e che hanno portato ad un crescente inquinamento e ad un eccessivo consumo della sua acqua.

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La floricoltura lungo le rive del lago Naivasha ha avuto origine negli anni Ottanta, sviluppandosi al punto tale che attualmente una su tre delle rose recise che vengono vendute in Europa provengono proprio da quest’area, sfruttata in modo sempre più intensivo: i fiori vengono tagliati la mattina, per essere pronti ad essere venduti in Europa già entro la sera stessa.

La fiorente industria ha inizialmente portato benessere e occupazione nel territorio, ma con il passare del tempo a farne le spese è stato l’ecosistema locale: dal lago vengono prelevate quantità d’acqua maggiori di quante ne vengano naturalmente reintegrate, in una zona in cui le piogge possono essere assenti anche per tre anni consecutivi, rendendo l’ambiente del lago inospitale per gli ippopotami e gli uccelli che vivono nei suoi pressi.

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A peggiorare la situazione contribuiscono le aziende che, incuranti delle devastazioni ambientali procurate, sottraggono nel corso della notte più acqua di quanta sia loro consentita. A dare l’allarme sono le autorità locali, che non sono in grado di arginare completamente questo fenomeno. Il risultato di oltre vent’anni di sfruttamento è una riduzione dell’estensione del lago di oltre 100 km, oltre all‘inasprimento dei conflitti tra i piccoli coltivatori locali e i pastori nomadi, che si ritrovano con meno acqua a disposizione e spesso inquinata.

Ma, a San Valentino, le rose per gli innamorati d’Europa sono garantite!

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klaire novembre 19, 2013 alle 8:29 am

a me viene voglia di ridere…..i “rosari” ovvero quegli omini che si fanno km tra locali per vendere quelle rose al freddo e al caldo sono solo una molestia infinita per quei dieci minuti di tempo che ho per rilassarmi e mangiare qualcosa che non ho cucinato io. Come tante situazioni italiane sono, questa è sopportata e lasciata allo sbaraglio! Come i fotografi fuori dai locali di milano, gli zingari sul treno con tanto di biegliettino aiutatemi o le prostitue che non si sa come sono ritornate folte e numerose sulla strada…e tanto altro! Se c’è gente che ha fame non sono sicuramente loro…e sicuramente non è simpatico pagare 100 euro di treno e trovarsi gente che per elemosinare si fa avanti e indietro tutte le carrozze gratis. Morale? Io le rose non le compro..ma che lo stato faccia qualcosa! È indecente che si faccia una legge per vietare la rpostituzione e non la si faccia – o non la si voglia- rispettare, se sgarro di 1 euro le tasse vado in galera e poi ci sono venditori ambulanti ovunque….che è un paese del cavolo l ho capito a tre anni…ora siamo proprio alla frutta.

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assenzio luglio 30, 2014 alle 11:26 pm

cara mia, sappi che alla frutta come hai già menzionato te, un giorno non molto lontano ti potresti ritrovare anche te vendendo rose e portachiavi nei vagoni dei treni. preparati.

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luxveniente giugno 17, 2013 alle 4:45 pm

…occorre aprire la caccia agli… arricchiti…(il vero Ricco non caccia nessuno). Eliminandoli uno ad uno, forse, si potrebbe risolvere il problema delle rose.

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