Da un concorso di architettura idee per riconvertire la Costa Concordia

di Claudia Raganà del 13 marzo 2013

L’assurdo disastro della Costa Concordia è ancora vivo nei ricordi degli italiani grazie anche alla tetra presenza del relitto, adagiato lungo le coste dell’Isola del Giglio, all’interno del quale, poco più di un anno fa, nella notte del 13 gennaio 2012, trovarono la morte 32 persone (e 2 ancora disperse).

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Le operazioni di ricerca delle vittime e per la rimozione dei carburanti sono state dichiarate terminate la scorsa estate, compresa la bonifica dei fondali attorno al relitto, mentre lo spostamento della mastodontica nave potrebbe richiedere un anno o forse più.

La Costa Concordia, dunque, rischia di rimanere ancora a lungo un triste monumento della tragedia, mentre la sua presenza viene sempre più identificata come parte del paesaggio delle coste dell’Isola del Giglio.

Cosa fare, dunque, per poter riconvertire l’immagine del relitto e i ricordi che questa evoca, in attesa della sua rimozione? Come renderlo un luogo di memoria magari integrandola con la costa?

Questi sono alcuni dei quesiti che gli esperti di architettura si sono posti di fronte a questo e ad altri disastri o calamità che deturpano in maniera spesso indelebile l’ambiente e il paesaggio. Sulla scorta di queste domande, è partito il New Concordia Island Contest, a giugno dello scorso anno.

GUARDA IL PROGETTO VINCITORE DEL NEW CONCORDIA ISLAND CONTEST

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Un progetto di architettura che si proponeva di trasformare quel relitto in un qualcosa di significativo, finché è adagiato lungo la costa nel suo perenne sonno.

Alla fine dell’anno è stato decretato il progetto vincitore. Proviene da Londra, anche se per metà è italiana, l’idea di Alexander Laing e Francesco Matteo Belfiore. I due architetti hanno ripensato il relitto, tagliando e asportando la sezione che emerge dalle acque per lasciare la parte sommersa, che diventerebbe un luogo della memoria, per nuove attività ed esplorazioni sott’acqua, tra le vasche create dagli ambienti sommersi, e sarebbe collegata all’isola attraverso due percorsi sospesi sull’acqua.

Il desiderio di collegare il relitto all’isola e di rendere un luogo di morte di nuovo vivo (magari favorendo la crescita di un reef artificiale e la proliferazione di nuova vita sottomarina), sono stati i temi principali dei progetti finalisti al concorso; un luogo che guarda al passato ma è anche speranza per il futuro.

Soprattutto affinché tragedie così insensate non si ripetano mai più.

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