Dalla marea nera al fango rosso: alcune doverose considerazioni

di Jonas il 8 ottobre 2010 · 0 commenti

Anche in un’Italia chiusa e autoreferenziale, distratta da scandali e dossieraggi, come quella di oggi, non è passata inosservata l’ultima emergenza ambientale, quella della fuoriuscita di fanghi tossici di un’azienda che produce alluminio che ha devastato un villaggio ungherese.
Una fanghiglia rossa più di un milione di metri cubi, altamente tossica e corrosiva e contenente metalli pesanti fra cui il piombo, che ha causato la morte di quattro persone, due adulti e due bambini, tra cui una neonata di un anno e sei dispersi.

Ora è una lotta contro il tempo per evitare che il Danubio venga inquinato in maniera quasi irreversibile da questa perdita di fanghi tossici ed è notizia di poco fa che l’Ungheria, che ha dichiarato lo stato di emergenza nelle tre contee occidentali interessate dalla fuoriuscita, ha chiesto ufficialmente l’aiuto della protezione civile della Ue.

Non sappiamo come andrà a finire questa nuova emergenza, ma una cosa è sicura. Si tratta della terza calamità naturale di grosse proporzioni nell’anno, dopo la marea nera nel Golfo del Messico e la marea nera cinese.
Tutti disastri causati da umanissima imperizia, impreparazione e sottovalutazione umana e proprio qui viene il punto.

Il punto è che l’uomo è destinato a sbagliare: non basta e non basterà invocare e realizzare controlli, procedure, leggi più severe verso tutto ciò che è potenzialmente distruttivo verso l’ambiente.
Bisogna invece che ci interroghiamo sulla natura del nostro sviluppo, puntando a bandire tutto ciò che è nocivo per l’ambiente, questa è la vera riflessione che va fatta.
Perchè il prossimo “errore umano” è dietro l’angolo e potrebbe essere ancora più fatale.

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