Dalla resina di pino alla plastica biodegradabile

di Claudia Raganà del 8 aprile 2013

Sacchetti di plastica: un vero flagello per il nostro ecosistema.
Spesso abbandonati dall’incuria e dall’inciviltà delle persone, finiscono sul terreno o in mare, senza possibilità che si degradino fino a sparire, a causa della loro composizione inquinante (la plastica, come noto, è un derivato del petrolio). Finiscono per causare danni all’ambiente, alla fauna e anche alla salute dell’uomo.

Dall’Università del South Carolina, però, arriva qualche buona notizia. Il professor Chuangbing Tang, sta sviluppando un nuovo polimero green per le buste di nuova generazione, partendo dalla resina dei pini.

Questo materiale colloso e del tutto naturale, infatti, è ricco di idrocarburi ed ha una composizione chimica simile, sebbene non identica, a quella del petrolio.

Gli idrocarburi delle resine possono essere facilmente convertiti in plastica tramite un processo di polimerizzazione, proprio per le loro caratteristiche chimiche simili ai derivati del petrolio. Ma lo sviluppo di plastiche “rinnovabili” è ancora in fase embrionale e deve recuperare un gap quasi centenario di ricerca e sviluppo, che ha portato avanti lo sviluppo di polimeri del petrolio (come il plexiglas e il PVC).

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Secondo il professor Tang, la composizione chimica delle resine di conifera è in grado di produrre polimeri di ottima fattura, grazie alla loro struttura molecolare rigida e alle caratteristiche idrorepellenti. Inoltre, sono ottimali per la biodegradabilità e lo smaltimento nell’ambiente, dal momento che, essendo di natura biologica, costituiscono un terreno “familiare” per i batteri responsabili della decomposizione.

Il team di ricerca di Tang, in collaborazione con la Chinese Academy of Forestry, si è occupato di analizzare e catalogare tutte le sostanze che compongono le resine d’albero e che presentano una struttura cosiddetta aromatica. Questo documento costituirà la base per lo sviluppo di un polimero completamente green.

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