Dalle canne di palude si può produrre energia

di Luca Scialò del 26 ottobre 2015

Dalla tanto vituperata Grecia arriva una bella idea per sfruttare al meglio le canne in eccesso del lago di Stinfalia, ma anche dagli scarti agricoli. In che modo? Lo spiega Christina Pelekanaki, esperta ambientale della Banca del Pireo e coordinatrice del progetto Life Stymfalia, finanziato con un milione di euro dalla Commissione europea.

«Puntiamo a costruire uno stabilimento per produrre pellet partendo dalle canne. I soldi derivanti dalla vendita del combustibile naturale serviranno per gestire il lago, dando nuovo impulso al turismo e creando posti di lavoro» dice Pelekanaki. Dunque da Bruxelles non arrivano solo rimbrotti o diktat, ma anche finanziamenti a progetti di riconversione egologica.

Come tutti i progetti che seguono questa direzione, anche questo avrà ottime ripercussioni occupazionali e non solo ambientali. Per realizzarlo, infatti, sono già stati creati cinque posti di lavoro e altre cinque persone potranno essere assunte di qui al 2017.

Di progetti simili ce ne sono diversi sparsi per l’Ue. Come il progetto Healthy Seas, avviato nel 2013 dall’azienda italiana di fibre sintetiche Aquafil, insieme alla ong olandese European centre for nature conservation e al produttore di calzini sportivi Star Socks, grazie al quale vengono raccolte decine di tonnellate di reti da pesca recuperate tra i Paesi bassi, l’Italia e la Grecia, ormai fuori uso (31 tonnellate solo nel 2014) e recuperate per produrre calzini e bikini.

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Ma anche in Italia c’è qualcosa di simile. In Pianura padana, nella cosiddetta “Bassa”, il Centro ricerche sulle produzioni animali di Reggio Emilia ha coordinato un progetto Life che ha coinvolto una dozzina di allevamenti di suini e bovini, con l’obiettivo di ridurre la concentrazione di azoto e fosforo che dal cibo animale passa ai reflui, e poi al suolo e alle acque.

Purtroppo però, l’Unione europea sta rivedendo alcune politiche ambientali. Forse complice anche il fatto che il precedente commissario all’Ambiente, lo sloveno Janez Potočnik, è stato sostituito dal maltese Karmenu Vella. Si pensi al fatto che in atto la revisione sia delle cosiddette direttive Habitat e Uccelli, due pezzi di legislazione considerati da molti efficaci e di qualità.

Una brutta notizia anche alla luce del fatto che il rapporto sullo stato dell’ambiente in Europa, diffuso di recente dalla European environmental agency, ha già sottolineato come il 60% delle specie protette e il 77% degli habitat sono in uno stato di conservazione sfavorevole. Concludendo il rapporto con queste parole che dicono tutto: «L’Europa non è sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo fissato per il 2020 di arrestare la perdita di biodiversità».

Preoccupazioni arrivano anche da Eva Mayerhofer, un’esperta di ambiente della Banca europea degli investimenti, la quale qualche settimana fa ha detto: «La green economy e lo sviluppo sostenibile non sono tra le priorità della Commissione Juncker. In gioco c’è la credibilità internazionale dell’Europa».

Peccato, progetti come quelli greci andrebbero moltiplicati in seno all’Ue e non disincentivati.

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