Delle isole artificiali per salvare le Maldive minacciate dal livello dei mari?

di Jessica Ingrami del 6 dicembre 2012

Da molto tempo, ormai, si parla della sfortunate sorte che toccherà  alle più famose e paradisiache isole dell’Oceano Indiano, le Maldive: con un’altitudine media di soli cinque metri sul livello del mare, è, sebbene non sia l’unica nazione minacciata dall’innalzamento dei livelli del mare, si tratta del paese più basso del mondo e rischia di essere sommerso interamente nel giro di 100 anni.

Secondo gli scienziati, dal 1900 il livello del mare è aumentato di circa sette centimetri e salirà di altri settanta centimetri entro il 2100, costringendo gran parte della popolazione ad abbandonare le proprie case. Stiamo parlando di oltre 1190 isole per un totale di circa 390 mila abitanti.

In passato, ingegneri avevano tentato di riprodurre nuove isole con sabbia e detriti, ma le strutture erano instabili e disturbavano il fragile ecosistema marino. La soluzione sembra sia stata individuata grazie ad una joint venture tra il governo delle Maldive e uno studio di architettura olandese, Docklands International: insieme costruiranno il più grande complesso al mondo di isole galleggianti.

Nei Paesi Bassi, l’azienda ha già costruito strutture simili per le carceri e diversi alloggi con lastre di cemento e polistirolo espanso. Per le isole indiane tutto ciò non è applicabile: si pensa di utilizzare, quindi, cavi ancorati al fondo del mare o pali telescopici da ormeggio a cui collegare tanti piccoli complessi che risulteranno più stabili, anche in caso di tempeste.

Questo sistema non andrà ad influire sulle correnti sottomarine, favorendo il più possibile la naturale e originaria conformazione dell’ecosistema. Inoltre, tanti piccoli isolotti sono più ecologici di un’unica grande piattaforma perché producono meno ombre sull’acqua, riducendo al minimo l’impatto sulla vita marina.

Speriamo che simili soluzioni non debbano essere necessarie, ma in ogni caso le Maldive – e non solo loro – si trovano costrette ad avere il classico piano-B di fronte alle attuali prospettive climatiche.

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[via PopSci]

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