Dieta Mind: fa bene al cervello e aiuta a prevenire l’Alzheimer

di Marco Grilli del 13 settembre 2016

La lotta all’Alzheimer passa anche dall’alimentazione. Scopriamo insieme la dieta Mind che fa bene al cervello può fattivamente aiutare a prevenire l’insorgenza di questa malattia.

La dieta Mind è una sorta di dieta mediterranea modificata che ha mostrato risultati promettenti nella prevenzione dell’Alzheimer, malattia caratterizzata da una degenerazione progressiva del tessuto cerebrale che compromette la vita sociale e affettiva di circa 24 milioni di persone colpite in tutto il mondo, con picchi negli Usa e in Europa occidentale.

Il nuovo regime alimentare Mind (Mediterranean-Dash intervention for neurodegenerative delay), sorto dall’ibridazione della nostra dieta mediterranea con un approccio dietetico pensato originariamente contro l’ipertensione (denominato Dash, acronimo di Dietary approaches to stop hypertension), può dimezzare il rischio di sviluppare l’Alzheimer. È quanto emerge da uno studio realizzato dal Rush Medical Center di Chicago, pubblicato sulla rivista “Alzheimer’s & Dementia: The Journal of the Alzheimer’s Association”.

Dieta Mind: come funziona

Basata prevalentemente su cibi vegetali, è un regime alimentare prevede 15 tipi di alimenti, distinti tra i dieci considerati benefici per la salute (ad esempio verdure a foglia verde e altri vegetali, frutta secca, frutti di bosco, fagioli, cereali integrali, pesce, pollame, olio d’oliva e vino) e i cinque cosiddetti “cattivi” (carne rossa, burro e margarina, formaggi, dolci e prodotti di pasticceria, fast food e cibi fritti).

Secondo le indicazioni della Dieta Mind, non si può prescindere da tre porzioni di cereali integrali, un’insalata e un altro piatto a base di verdure, che devono essere serviti tutti i giorni, accompagnati da un bel bicchiere di vino. Bene anche il consumo regolare di fagioli e noci o altra frutta secca, il pesce è consigliato almeno una volta a settimana,  mentre carne bianca e frutti di bosco devono trovar posto in tavola almeno due volte ogni sette giorni.

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Proprio i frutti di bosco costituiscono un elemento fondamentale di questa dieta che fa bene al cervello, soprattutto i mirtilli, considerati uno dei più potenti alimenti nel preservare le funzioni della mente. Ottime anche le fragole, che in molti studi hanno dimostrare di avere positivi effetti sulle funzioni cognitive.

Non sono vietati ma strettamente limitati i cinque cibi indicati come non salutari, specialmente il burro (meno di un cucchiaio al giorno), i formaggi, i fast food e i cibi fritti (da servire massimo una volta a settimana), il tutto per diminuire notevolmente il rischio di imbattersi in questa brutta malattia, che aumenta di frequenza dopo i 65 anni di età e presenta dei sintomi iniziali (vuoti di memoria, perdita di interesse, modifica del carattere) spesso difficilmente riconoscibili perché comunemente attribuiti a invecchiamento, depressione o stress.

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I disturbi della memoria compromettono le capacità dei malati di Alzheimer di alimentarsi in modo equilibrato e corretto: i soggetti colpiti possono non ricordare di dover mangiare o di aver già mangiato, mostrano difficoltà nell’eseguire gesti comuni quali il preparare i cibi o l’utilizzare le posate, mentre i disturbi cognitivi e affettivi contribuiscono ad aggravare la situazione, poiché i malati percepiscono in modo distaccato il passato e vivono il presente in uno stato confusionale, tanto da aver difficoltà nel riconoscere i cibi e individuare la loro commestibilità. Possono subentrare inoltre alterazioni del gusto e dell’olfatto, così come del senso di sazietà, con casi di malati che rifiutano il cibo a denti stretti o accettano esclusivamente dolci. Col procedere della perdita di autonomia alimentare cresce dunque il bisogno di assistenza.

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La dieta Mind nasce dal connubio della dieta mediterranea con l’approccio dietetico Dash, due modelli che hanno dimostrato non solo la loro capacità di ridurre il rischio di imbattersi in problemi cardiovascolari, quali infarto, ipertensione o apoplessia, ma anche di poter prevenire i casi di demenza senile, così come rilevato da alcune ricerche scientifiche. Morris e i suoi colleghi sono dunque partiti da queste conoscenze già accertate, continuando a elaborare i dati forniti da importanti studi sugli effetti positivi e negativi dei vari cibi per la funzionalità del cervello.

dieta Mind che fa bene al cervello

Dieta Ming: fa bene al cervello, derivata dalla dieta mediterranea, aiuta a prevenire l’Alzheimer

Il lavoro della Rush University per verificare la validità di questo nuova dieta Mind è partito dal 1997, quando alcuni volontari delle case di riposo di Chicago hanno preso parte al Rush Memory and Aging Project. Dal 2004 al 2013 sono stati oggetto di studio 923 anziani, a cui è stato sottoposto anche un questionario sulla frequenza dei cibi da loro consumati. I risultati sono stati confortanti, perché lo studio ha mostrato che il rischio di incorrere nell’Alzheimer è diminuito del 53% per quei volontari che hanno seguito la dieta rigorosamente, e del 35% per gli altri che l’hanno osservata solo saltuariamente.

«Uno degli aspetti più interessanti di questo studio è che anche le persone che hanno aderito solo moderatamente alla dieta Mind hanno abbassato il loro livello di rischio», ha commentato la docente della Rush University. «Penso che questo fattore motiverà molte persone».

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La dieta Mind si rivela inoltre più facile da seguire rispetto a quella mediterranea, perché, come spiega sempre Morris, la seconda prevede il consumo quotidiano di pesce e dalle tre alle quattro porzioni giornaliere sia di frutta che di verdura. Dai dati della ricerca è parso inoltre evidente che coloro che hanno seguito per più tempo questo nuovo tipo di alimentazione hanno mostrato livelli di rischio più bassi. Un caso simile a quello di altre abitudini correlate alla salute, come per esempio gli esercizi fisici, che se svolti regolarmente e con una certa periodicità aumentano i loro effetti benefici.

I risultati di questo studio dovranno ora essere confermati da altri ricercatori, che lavoreranno su popolazioni differenti adottando anche nuovi metodi, poiché «questo è il miglior modo per stabilire una relazione di causa-effetto fra la dieta Mind e la riduzione dell’incidenza della malattia di Alzheimer», afferma Morris.

Attendiamo con fiducia.

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