Disastro ambientale della petroliera Prestige: nessuna responsabilità ambientale e tutti assolti

di Luca Scialò del 4 dicembre 2013

Ha generato una pioggia di critiche la sentenza del Tribunale spagnolo sul disastro della petroliera Prestige, che oltre 10 anni fa inondò di quasi 70.000 tonnellate di greggio il Mediterraneo, a largo delle coste della Galizia: assolti tutti, dal comandante al responsabile della Marina e ritenuta responsabile dei soli danni civili la compagnia assicuratrice della nave.

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Quello della Prestige è forse la maggiore catastrofe ambientale europea. Eppure i tentativi di minimizzare sono partiti quasi subito. L’attuale Premier spagnolo Mariano Rajoy, all’epoca membro dell’esecutivo, tentò di  edulcorare per i media l’effettivo impatto ambientale del naufragio.

E la sentenza non trova colpevoli, per cui i tre maggiori imputati – il capitano, l’allora direttore generale della Marina Mercantile ed il capo macchine –  sono stati assolti, sebbene la Procura avesse chiesto pene tra i 5 e i 12 anni per “crimini contro l’ambiente, danni alle aree naturali protette e danni causati dal naufragio” della petroliera. Secondo la Corte, invece, gli imputati non erano in grado di appurare il cattivo stato della petroliera, che infatti aveva tutte le autorizzazioni necessarie e per di più “essi ne conoscessero le deficienze strutturali“.

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Una sentenza vergognosa che avrebbe invece dovuto portare ad un indennizzo da parte della compagnia petrolifera e dell’armatore per il disastro provocato, denaro che sarebbe servito a bonificare il tratto di mare invaso dalla marea nera, studiare e seguire l’ambiente marino per conoscere gli effetti dell’inquinamento petrolifero e ripristinare, per quanto possibile, la zona dopo la compromissione della biodiversità e la perdita degli animali acquatici e degli uccelli marini.

Ma cosa accadde? La petroliera Prestige, salpata da San Pietroburgo e diretta a Gibilterra con 77.000 tonnellate di petrolio, rimase gravemente danneggiata durante la navigazione al largo della Galizia. Dopo essere rimasta per 6 giorni in balia delle onde, fu allontanata e affondò alle 8 del mattino del 19 novembre spaccandosi in due tronconi a 250 chilometri dalle coste, e riversando in mare 63.000 tonnellate di petrolio che inquinarono circa 3.000 chilometri di coste tra Spagna, Portogallo e Francia.E per questo non pagherà nessuno.

Una situazione molto diversa rispetto a al clamoroso caso del Golfo del Messico, in cui Shell è stata condannata comunque a pagare un maxi-risarcimento, e diverso dalla Exxon Valdez, in Alaska, condannata a pagare 500 milioni di dollari (370 milioni di euro) per un disastro enorme.

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Dopo un processo durato 5 anni, nel giugno 2009 una sentenza federale ha ordinato alla compagnia proprietaria della nave di pagare in via definitiva ad un risarcimento di 270 milioni di dollari (200 milioni di euro) e di ulteriori 480 milioni di dollari (355 milioni di euro) di interessi sui loro ritardati pagamenti.

Insomma, tutt’altra storia rispetto a quella spagnola…

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