Linee elettriche come paurosi confini, ecco come le vedono gli animali

di Chiara Greco del 7 maggio 2014

Ciò che l’Uomo si è costruito per rendersi la vita più facile rende, a volte, quasi impossibile l’esistenza di molti animali. Su questi temi è recente un nuovo studio che riguarda un altro aspetto della difficile convivenza tra gli uomini e le specie animali sulla terra.

La ricerca, condotta da studiosi della London University College e dell’Università di Tromsø in Norvegia, avrebbe richiamato l’attenzione su un fenomeno pericoloso per gli animali. Recentemente pubblicato sul Guardian, lo studio avrebbe rivelato che molti mammiferi, tra cui le renne Sami in Norvegia – a differenza dell’uomo – sarebbero sensibili ai raggi UV dispersi dalle linee di elettricità e rendendo difficoltoso sia l’insediamento nel proprio habitat, sia i processi vitali di accoppiamento e alimentazione.

Dopo aver rilevato l’imponente presenza di 43 milioni di miglia di linee elettriche sparse su tutto il Pianeta, la ricerca sottolinea come i raggi UV che si produrrebbero intorno a infrastrutture come cabine elettriche e reti elettriche, sarebbero viste da molti uccelli e mammiferi come folgoranti bagliori all’orizzonte, rappresentando per loro uno stimolo stressante e quindi negativo.

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Non solo. Il coautore dello studio, Nicholas Tyler, avrebbe riscontrato come le renne norvegesi si aggregano in branchi il più possibile lontani dai cavi e dalle cabine elettriche. Il motivo principale di questo comportamento anomalo sarebbe riscontrabile nella fisiologia della loro vista, estremamente sensibile ai raggi UV, tanto da far cambiare il colore della loro iride in base alle stagioni.

Certo, l’ammonimento dei ricercatori sulla pericolosità delle dispersioni o corone di raggi UV nelle vicinanze di linee e elettriche per molti animali, potrebbe non bastare a far cambiare rotta alle compagnie energetiche, ma la proposta, sempre dei ricercatori, di rinnovare i sistemi di monitoraggio e costruire infrastrutture il più possibile compatibili con gli habitat degli animali, potrebbe essere invece una valida alternativa.

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