Eco-gadget: la radio che va a… muschio!

di Alessia del 24 febbraio 2014

Il processo di fotosintesi clorofilliana è la metafora vivente di quanto l’uomo oggi sta cercando di riprodurre attraverso le fonti rinnovabili: l’energia luminosa viene catturata e trasformata in componenti organiche fondamentali per l’esistenza del nostro Pianeta.

Oramai sono sempre più numerosi gli studi che tentano di verificare se sia possibile utilizzare le piante come veri e propri pannelli solari biologici.

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Sulla scorta di questo filone, il designer svizzero Fabienne Felder, insieme a Paolo Bombelli e Ross Dennis, due scienziati dell’Università di Cambridge, hanno creato un piccolo impianto chiamato Cells Foto Microbial Fuel (Photo-MFC).

L’importanza di questo progetto sta nel fatto che le celle riescono a catturare gli elettroni prodotti dalle piante durante il processo di fotosintesi.

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Inizialmente il team era interessato a produrre una superficie elettrogena di muschio con cui rivestire ampi spazi, come ad esempio la cabina di un aereo. In un secondo tempo si sono resi conto che per verificare la fattibilità del progetto avrebbero dovuto puntare su oggetti di uso quotidiano, così hanno scelto di creare la prima radio ecologica, la Moss FM.

E’ stato scelto il muschio perchè è un tipo di pianta che difficilmente va incontro a essiccazione, l’unico difetto è che non ama la luce diretta del sole. Ci sono almeno 20.000 tipi differenti di muschio in Gran Bretagna, alcuni hanno dato esiti positivi, altri un po’ meno. Per questo si è provato anche con un’altra fonte ottimale di energia, le risaie che si caratterizzano per il loro elevato bisogno di acqua.

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Moss FM si compone di dieci celle del tipo Cells Foto Microbial Fuel sopra descritto, che possono essere collegate fra loro in serie o in parallelo.

Allo stato attuale sono in grado di catturare solo l’0,1% degli elettroni prodotti dal muschio, ma si stima che in seguito il prodotto riuscirà a rivoluzionare il mondo dell’energia rinnovabile.

Secondo Felder lo studio su questo nuovo processo sta seguendo le stesse tappe che caratterizzarono l’ingresso del fotovoltaico sul mercato: prima bisognerà determinare i materiali conduttori ottimali, poi individuare le piante giuste, infine studiare dei sistemi di irrigazione e manutenzione che possano garantire un flusso stabile di elettricità.

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Si suppone che in 5-10 anni questa tecnologia possa essere applicata ad ampio raggio e le ricadute in termini energetici sarebbero notevoli.

Basti pensare che se il 25% dei londinesi riuscisse a caricare la batteria del proprio cellulare 2 ore al giorno con il muschio, si potrebbe risparmiare l’energia necessaria ad alimentare una piccola città. Tradotto in cifre si tratta di almeno 42,5 milioni di kWh, con un risparmio di 39.632 tonnellate di CO2 in un anno.

Vi sembrano numeri abbastanza convincenti?

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