Eco-mafia: riciclare illegalmente frutta miliardi… di euro!

di Claudio Riccardi del 26 novembre 2013

Sette miliardi di euro. Tanto vale in Italia il mercato del riciclo illegale dei rifiuti, diviso soprattutto tra i settori dell’abbigliamento e dell’agroalimentare. Un mercato, quello dell’illegalità, capace  anche di vaporizzare 110.000 posti di lavoro.

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I numeri sono preoccupanti. Secondo uno studio realizzato da Eurispes in collaborazione con Polieco (il Consorzio per il riciclo dei rifiuti dei beni a base di polietilene). Il rapporto dice che il 25% delle spedizioni di rifiuti inviate dall’Unione Europea ai Paesi in via di sviluppo di Africa e Asia avviene in violazione delle normative internazionali. Esportazioni che si fanno sentire anche al capitolo beni contraffatti o pericolosi, un giro d’affari che colpisce soprattutto abbigliamento e accessori (2,5 miliardi), pirateria informatica e agroalimentare (1,1 miliardi). Nel 73% dei casi, poi, i beni sequestrati sono di origine cinese.

E allora quali soluzioni, come contrastare il fenomeno? Attraverso il marchio di qualità ambientale volontario ´rifiuti km0’,  attraverso ulteriori incentivi per chi ricicla e per chi produce, e attraverso la promozione di un mercato dei prodotti riciclati ‘Made in Italy. Peraltro il miglioramento della gestione dei rifiuti può aprire nuovi fronti e creare posti di lavoro. Di sicuro il modello attuale di gestione in Italia appare inefficace in termini di risultati economici ed ambientali.

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Sono numeri poco incoraggianti che ci dicono però come questo business illegale abbia capito prima di tutti che i rifiuti sono piatto ricco e che la criminalità ci si è tuffata, arrivando a mettere le mani su una grossa fetta, traendone profitto molto di più che da altri tipi di ‘commercio tradizionale’ come droga e prostituzione.

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