In Ecuador la fame di petrolio distrugge il Parco di Yasuni: accordo del Governo con la Cina ad estrarlo

di Luca Scialò del 15 marzo 2014

Il giornale britannico The Guardian ha scoperto un accordo tra il Governo dell’Ecuador e la China Development Bank per l’estrazione di petrolio nel Parco di Yasuni. Si tratta di una zona nella parte sud-est dell’Ecuador, ricoperta da foresta pluviale di 10.000 kmq nominata fin dal 1989 dall’Unesco riserva della biosfera.

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Ma nonostante ciò, il Governo ecuadoriano, nel 2007 ha scoperto che è anche un’area ricchissima di petrolio, e ha deciso di provare ad estrarlo. Per 1 miliardo di dollari ha coinvolto la banca cinese nel finanaziamento dei trivellamenti.

Inizialmente il Presidente ecuadoriano Rafael Correa, quando sono stati individuati giacimenti di petrolio per 800 milioni di barili (corrispondenti al 20% delle riserve ecuadoriane), ha pensato di pretendere che i Paesi ricchi pagassero almeno la metà della ricchezza generata da quell’incredibile quantità di petrolio, diluita in dieci anni, sotto forma di donazione, per un totale di 3,6 miliardi di dollari.

Questo per non toccare i giacimenti di petrolio del Parco e salvare le innumerevoli specie di piante e animali, nonché le due tribù che vi risiedono e che per scelta hanno rifiutato ogni contatto con la modernità: i Tagaeri e i Taromeane.

Ma l’anno scorso ha desistito perché aveva incassato ‘solo’ 13 milioni di dollari. Quindi Correa ha deciso di sfruttare direttamente quesa ricchezza protetta dal parco di Yasuni, pur garantendo agli ambientalisti che avrebbe toccato solo l’1% della sua superficie.

Invece il quotidiano inglese dimostra come il Governo ecuadoriano avesse comunque già deciso di allugare le mani sul petrolio, portando avanti un accordo fin dal maggio 2009 con PetroChina e Andes Petroleum perché esplorassero tre riserve petrolifere all’interno del parco.

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Insomma, i paesi più poveri approfittano delle poche risorse naturali per emergere dalla loro economia, rovinando quelloc he hanno di più bello e prezioso, l’ambiente, pur di ragranellare dei finanziamenti. E i Paesi ricchi ne approfittano. La popolazione è scontenta dell’esito della vicenda. Un sondaggio dimostra come una fetta tra il 78 e il 90% degli ecuadoriani sono contrari al trivellamento nella regione e gli attivisti si sono già attivati per raccogliere 600.000 firme entro il 12 aprile per promuovere un referendum che blocchi le trivellatrici.

Purtroppo però il petrolio è fondamentale per l’economia dell’Ecuador: il paese produce già qualcosa come 538.000 barili al giorno, la metà dei quali è venduta agli Stati Uniti.

Il Parco di Yasuni va salvato ma a un prezzo, eppure i Paesi ricchi affamati di petrolio non vogliono sentir parlare.

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