Emergenza clima: nuove regole USA per abbattere le emissioni

di Claudia Raganà del 1 luglio 2014

Gli Stati Uniti si apprestano a vivere una svolta epocale in tema di energia pulita ed abbattimento delle emissioni CO2 per l’emergenza clima. La potenza industriale più importante al mondo, infatti, sta per rilasciare il suo Clean Power Plan, il suo piano per l’energia pulita. Il documento dettaglia, nelle sue 645 pagine, tutte le azioni che verranno messe in campo allo scopo di ridurre l’effetto serra delle emissioni sprigionate dalle centrali elettriche presenti sul territorio nazionale.
Ricordiamo che circa il 40% delle attuali emissioni CO2 prodotte nel paese, ha origine proprio dalle centrali elettriche.

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Vediamo insieme i punti salienti del documento:

1. Limiti per l’emissione dei gas serra: l’EPA (Environmental Protection Agency) ha fissato dei limiti di emissioni sulla base dell’attuale volume di emissioni di ogni Stato. Questo significa che non esiste un limite in termini di tonnellate di emissioni, ma di uno standard definito di CO2 per megawattora di elettricità prodotta. Quindi ciascuno Stato, nei limiti prescritti dal documento, potrà continuare a produrre elettricità mantenendo i propri standard.

2. Obiettivi di riduzione del Clean Power Plan: gli obiettivi sono di ridurre le emissioni del 27% entro il 2020 e del 30% entro il 2030 (rispetto ai valori registrati nel 2005). Il grosso scoglio da superare è rappresentato dalla riduzione prevista entro il 2020, benchè negli ultimi anni la recessione e il boom delle energie rinnovabili abbiano dato già un importante contributo alla riduzione di emissioni.

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3. Il Piano si rivolge alle centrali elettriche a carbone. Questo perché il carbone viene utilizzato in oltre il 40% della produzione di energia elettrica e sprigiona il 74% delle emissioni totali provenienti dal settore dell’elettricità. L’obiettivo è proprio quello di ridurre l’uso del carbone a favore di fonti rinnovabili.

4. Tutti gli stati della confederazione americana dovranno sottostare al Clean Power Plan a partire da giugno 2016, sebbene sia consentita una flessibilità di ulteriori 12 mesi (fino a giugno 2017) per consentire il corretto allineamento alle nuove regole. Gli Stati potranno anche creare dei programmi collettivi, con la partecipazione di più stati, per mettere in pista azioni mirate verso il raggiungimento degli obiettivi del Clean Power Plan. In questo caso avranno diritto ad una deroga di 2 anni per il recepimento del CPP.
L’obiettivo dell’EPA potrà essere raggiunto attraverso diversi approcci, quali: un utilizzo più efficiente delle centrali elettriche a carbone (riducendo la dispersione di calore generata durante la combustione), aumento dell’utilizzo di gas naturale per la combustione, utilizzo delle fonti rinnovabili e riduzione della domanda di elettricità (grazie all’aumento dell’efficienza). Ciascuno Stato sarà libero di intraprendere la sua strada verso uno specifico approccio o attraverso la combinazione di più azioni volte a raggiungere questi obiettivi.

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5. Effetti sul mix di carburanti utilizzato negli USA: alla luce di questo regolamento, è evidente che l’utilizzo del carbone verrà penalizzato a favore del gas naturale e delle fonti rinnovabili. Un punto controverso è dato dall’incentivazione al ricorso al nucleare, come energia alternativa.

6. Effetti sulle emissioni di gas serra. Come già detto, gli Stati Uniti si pongono come traguardo la riduzione delle emissioni del 27% entro il 2020 e del 30% entro il 2030, rispetto ai livelli registrati nel 2005. Sebbene questo obiettivo possa sembrare ambizioso, c’è da dire che già nel 2012 le emissioni si sono ridotte del 13%, mostrando come il Paese sia a metà strada verso il suo traguardo. La riduzione dell’utilizzo di carbone, inoltre, apporterà ulteriori benefici collaterali, quali ad esempio la riduzione di tossine rilasciate durante il processo di combustione (mercurio, zolfo, ecc.) , dannose per la salute dell’uomo.

7. Effetti negativi del Clean Power Plan: è sicuramente vero che i gas serra prodotti dalla combustione di gas naturale sono di gran lunga inferiori a quanto rilasciato dalla combustione del carbone. C’è però da dire che, quando è bruciato, il gas naturale rilascia nell’atmosfera del metano, che è di gran lunga più inquinante e pericoloso per il surriscaldamento terrestre rispetto all’anidride carbonica e ad altri gas. Sia durante il processo di estrazione/stoccaggio che di trasporto, il gas subisce delle fuoriuscite che si disperdono pericolosamente nell’atmosfera; il processo di estrazione tramite fratturazione del terreno, inoltre, può andare ad impattare sulle falde acquifere sotterranee, causandone l’inquinamento (a causa dell’utilizzo di agenti chimici utili all’estrazione del gas)

8. Impatti sull’economia: il Governo rassicura chi teme impatti sulla crescita economica. Tutti i posti di lavoro che verranno persi nell’industria del carbone e nel suo indotto, saranno rimpiazzati da opportunità lavorative che si creeranno in nuovi settori, come le energie rinnovabili. Inoltre, la riduzione dei gas serra genererà una diminuzione delle spese mediche sostenute per la cura di malattie respiratorie e correlate all’inquinamento, oltre che di eventuali giorni di scuola e lavoro persi per malattia. Questo impatto economico sarà notevole.

Il dibattito sul piano politico è aperto e controverso, ma è certo che il Clean Power Plan rappresenta finalmente un’apertura importante degli Stati Uniti verso l’inquinamento ambientale. Ricordiamo che, pur essendo la prima potenza economica al Mondo, per molti decenni gli USA sono stati totalmente lontani e avversi a prendere dei seri provvedimenti di tutela nei confronti dell’ambiente.

Oggi, finalmente, si cambia rotta, puntando in direzione del “verde”.

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