Emissioni di CO2 e segreti industriali: la strana coppia

di Luca Vivan del 18 luglio 2013

I segreti industriali sono un tema scottante, soprattutto in momenti in cui la competizione sui mercati sembra essere tanto agguerrita. Può apparire come un aspetto che riguarda solo i dirigenti d’azienda e le Borse in cui i loro titoli vengono quotati, eppure il giornalista australiano John Upton ci rivela che spesso la salvaguardia ambientale continua ad essere una questione più vicina al mercato e alle leggi per preservare il profitto che un discorso di responsabilità d’impresa.

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Mentre da alcuni anni diverse aziende hanno avviato bilanci sociali in cui dimostrare la ricaduta delle loro azioni sulla comunità e sul territorio, affermando in modo chiaro che l’etica dei rapporti di lavoro e della responsabilità dell’impresa verso l’ambiente sono valori fondamentali quanto gli utili della produzione, molte big corporation continuano a ritenere questi stessi valori un lusso che non si possono permettere.

Le aziende dell’elettricità e della chimica negli USA stanno spingendo l’amministrazione Obama a rigettare una proposta di legge sull’obbligo di riportare i dati sulle emissioni di CO2 e sulle sostanze chimiche impiegate nella produzione, affermando che queste informazioni potrebbero essere usate per carpire preziosi segreti industriali.

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fracker, coloro che utlizzano sistemi di frattura idraulica del suolo per estrarre gas naturale, da tempo sotto i riflettori per i rischi geologici connessi a tale pratica, già si avvalgono del segreto industriale per non dichiarare quali sostanze chimiche pompino nel sottosuolo. Così come la Exxon Mobil afferma che non può rivelare i dati relativi alle ispezioni sull’oleodotto da cui ci sono stati versamenti di petrolio bituminoso all’inizio di quest’anno in Arkansas.

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Ci auspichiamo che il Governo americano non avvalli le spinte delle lobby, in quanto è diritto di ogni cittadino sapere cosa succede nel proprio territorio. Il profitto deve servire alla comunità e non solo ai CEO aziendali.

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