Energia pulita dal carbone, uno studio della Ohio University svela come sia possibile

di Claudio Riccardi del 4 settembre 2013

Sfruttare il carbone per produrre energia, e senza provocare inquinamento. E’ questo il punto d’arrivo di un progetto di ricerca avviato negli Stati Uniti dalla Ohio State University. Gli scienziati hanno messo a punto una tecnologia, denominata “Coal Chemical Looping”, che sfrutta l’energia chimica del carbone, e soprattutto riesce a contenere l’anidride carbonica prodotta dalla reazione, prima che questa possa essere rilasciata nell’atmosfera. Addirittura, permetterebbe di limitare le dispersioni fino al 99%.

Un risultato ragguardevole, che apre per l’esperimento interessanti prospettive d’applicazione.

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Ma entriamo nei dettagli del processo. Si comincia prendendo appunto del carbone, che viene macinato e ridotto in una polvere finissima e successivamente combinato con sfere di ossido di ferro, di dimensioni maggiori. La miscela viene riscaldata a temperature elevate in un ambiente protetto in cui i materiali reagiscono tra loro. Dal carbone si ottiene carbonio, il quale si lega con l’ossigeno dell’ossido di ferro creando CO2, che viene incanalata in una camera e catturato.

Nell’ambiente rimangono cenere di carbone e ferro bollente: le perline di ferro caldo, spiegano i ricercatori della OSU, si possono facilmente separare dalla miscela e dirigere in un altro ambiente, dove avviene lo sfruttamento dell’energia termica per produrre elettricità.

Per chiudere il cerchio ecco lo stoccaggio del biossido di carbonio: una volta raffreddate, le microsfere di ferro possono essere riutilizzate, quante volte si vuole.

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Gli scienziati hanno mantenuto in attività il proprio prototipo per 203 ore consecutive, catturando il 99% dell’anidride carbonica prodotta nel corso della reazione. Ora si pensa al passo successivo, un impianto su larga scala, al momento in costruzione presso l’US Department of Energy’s National Carbon Capture Center e che dovrebbe vedere la luce entro la fine dell’anno. Un impianto che secondo le prime indicazioni consentirà la produzione di circa 250 kilowatt di potenza termica.

Da questo passaggio si potranno trarre importanti conclusioni, e capire se effettivamente il carbone – materiale da sempre considerato foriero di inquinamento – potrà divenire un’utile amico per la produzione sostenibile di energia.

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Andrea settembre 5, 2013 alle 2:04 pm

No ragazzi, non ci siamo. Il problema fondamentale, ineludibile e inamovibile è che il carbone è una risorsa NON rinnovabile. Ciò a prescindere se inquina o meno: significa che il suo sfruttamento nei prossimi anni a venire sarà sempre minore, mentre i costi di estrazione saranno via via maggiori. Altro problema è il ciclo di estrazione energetico: siamo sicuri che il bilancio energetico sia veramente a favore di questo metodo estrattivo? Non credo. La cosa secondo me si spiega così: le multinazionali che sfruttano ancora il carbone hanno bisogno di lucrare, soprattutto nei paesi terzi e hanno l’urgenza di risolvere semplicemente una questione di “facciata”: “Come presentarci al Mondo con un carbone ripulito?”. Questo articolo fornisce già una risposta. Mi piacerebbe vedere queste brillanti menti concentrare la loro attenzione sulla creazione di moduli fotovoltaici a minore impatto ambientale e a maggiore efficienza energetica, per esempio…

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