Eolico: è l’ora dell’Etiopia

di Erika Facciolla del 29 novembre 2013

Un parco eolico anche nei paesi più poveri dell’Africa sub-sahariana? In Etiopia è già realtà con la creazione del parco eolico di Ashegoda, il più grande del continente africano fortemente voluto dal primo ministro etiope, Desalegn.

Con le sue 84 turbine dall’alto contenuto tecnologico, capaci di produrre circa 400 milioni di KWh all’anno, questo parco rappresenterà per l’Africa l’investimento più importante nel settore delle energie rinnovabili. La sua realizzazione, infatti,  è costata circa 210 milioni di euro in parte finanziati dal colosso francese Vergnet, società attiva nel campo della progettazione di turbine eoliche, e dalla tedesca Lahmeyer International.

IDEE PER I PAESI SENZA ELETTRICITA’:

Per realizzare il parco ci sono voluti tre anni e mezzo di lavoro e anche se il progetto è stato salutato da molti come un passo importante per l’Africa verso l’autoproduzione energetica, in tanti hanno protestato per le vaste aree agricole sottratte a 700 contadini locali che sono stati indennizzati con somme di denaro considerate inadeguate.

Tuttavia, l’Etiopia ha deciso di puntare molto sulle rinnovabili per sostenere la crescita economica nazionale e rispondere ad un richiesta energetica in continuo aumento: negli ultimi dieci anni, infatti, il fabbisogno energetico nazionale è cresciuto del 10% e nel Paese la metà della popolazione non ha accesso all’elettricità, con punte anche più alte nelle zone rurali più periferiche e in altri paesi della regione sub-sahariana.

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Dopo la costruzione di altri due parchi eolici nel sud-est del paese e alla luce di quest’ultima inaugurazione, è chiaro che l’Etiopia punta a diventare il principale produttore di energia ‘pulita’ del Continente Nero, con l’obiettivo di quadruplicare l’attuale produzione nel giro di 3 anni e portare l’elettricità ad oltre 70 milioni di persone. Per riuscirci il governo etiope ha annunciato la realizzazione di un grande impianto geotermico nella regione vulcanica della Rift Valley che costerà 4 miliardi di dollari e che vedrà la luce grazie ad una collaborazione con l’Islanda.

La sfida è importante e l’impegno profuso finora sicuramente all’altezza di tutti gli obiettivi. C’è però da augurarsi che l’impatto ambientale potenzialmente devastante sia valutato con altrettanta lungimiranza…

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