Erbe commestibili: cosa raccogliere in autunno

di Erika Facciolla del 21 settembre 2014

Con l’estate ormai alle spalle la natura si prepara al lungo letargo invernale vestendosi dei colori caldi e intensi dell’autunno. Anche in questa stagione sono molte le erbe commestibili che crescono spontanee nei campi, lungo i sentieri, accanto ai corsi d’acqua o nelle radure.

Oltre che a costo zero e genuine, le erbe selvatiche commestibili sono un concentrato naturale di vitamine e principi attivi davvero preziosi per il nostro benessere, ma come sempre bisogna fare attenzione a ciò che si raccoglie evitando tutto quello di cui non si è certi e rimanendo alla larga dai margini della strada o dai campi trattati con pesticidi o altre fonti inquinanti.

Non sarà la stagione più ricca, ma l’autunno è sicuramente il periodo dell’anno migliore per dedicarsi alla raccolta di tuberi e radici buonissimi e ricchi di principi attivi preziosi per il nostro organismo, oltre che perfetti per molti impieghi in cucina. Vediamone insieme alcuni.

Biancospino (Crataegus monogyna). Si fa notare per i suoi fiori candidi e per le spine aguzze di cui sono pieni i rami. Quando in autunno il fiore del biancospino si trasforma in frutto (di colore rosso-arancione) le sue bacche possono essere raccolte per realizzare delle ottime marmellate dal sapore che ricorda decisamente quello della cioccolata. Oltre ad essere buonissima, la marmellata di biancospino è ricca di flavonoidi e zuccheri naturali che la rendono un alimento ideale per rafforzare le pareti delle vene.

biancospino

Erbe commestibili autunno: le bacche del biancospino

Topinambur (Helianthus tuberosus). Questa pianta perenne pubescente dagli alti fusti e dai fiori gialli simili a quelli del girasole è nota per i suoi gustosi tuberi che trovano largo impiego in cucina. La si trova soprattutto sugli argini dei fiumi e nei prati incolti a partire da ottobre e fino a dicembre. Il topinambur può essere raccolto e utilizzato in svariate preparazioni dopo averlo accuratamente lavato e sbucciato. Il sapore del ricorda quello del carciofo e si presta a zuppe o in abbinamento a piatti gratinati con besciamella o panna, ai fritti e pure in insalata.

topinabur

Erbe commestibili autunno: il topinambur

Zigolo dolce (Cyperus esculentus). Un po’ come il topinanbur, anche i tuberi dello zigolo possono essere raccolti in autunno e utilizzati in cucina per diverse preparazioni, tra cui la famosa Horchata de tufa, la tipica bevanda spagnola preparata proprio con i tuberetti di questa pianta. Fusto eretto, robusto, adornato da foglie basali di colore verde chiaro, lo zigolo dolce è largamente diffuso in diversi paesi del mondo e se ne ricava una farina ottima per la preparazione di pani e pagnotte.

zigolo dolce

Erbe commestibili autunno: zigolo dolce

Carota selvatica (Daucus carota). Vista la sua diffusione massiccia su tutto lo Stivale, la carota selvatica è considerata una pianta infestante, ma la si trova più facilmente nei prati assolati, nelle campagne e lungo le strade di periferia. Di questa erbacea annuale facilmente riconoscibile dalle infiorescenze a ombrello di colore bianco-giallastro, si utilizzano foglie, radici e semi. In autunno si possono raccogliere le radici utilizzate anche a livello industriale per l’estrazione di carotene e coloranti. Le radici delle carota selvatica, inoltre, presentano spiccate virtù antinfiammatorie, disintossicanti e protettive per la pelle. In cucina possono essere impiegate nella preparazione di salse e risotti, tra cui un buonissimo risotto a base di gallinacci e radici di carota selvatica tritate.

Daucus carota

Erbe commestibili autunno: fiore della carota selvatica

Raperonzolo (Campanula rapunculus). Il suo nome è il diminutivo di ‘campana’, chiaramente ispirato dalla forma a calice dei suoi fiori, che in estate si tingono di un bel colore violaceo. Questa erbacea biennale è diffusa su tutto lo Stivale (ad eccezione delle isole maggiori) dalla pianura fino a 1.500 metri di quota. Le radici si raccolgono tra settembre e ottobre e sono ricche di principi attivi (amido, vitamina A, inulina) che conferiscono alla pianta proprietà ipoglicemizzanti. Sbucciate e lavate sono buonissime a crudo, magari in insalata con l’aggiunta di limone, poco sale e olio extravergine. Il loro sapore è piuttosto dolciastro e ricorda quello delle noci e delle nocciole. Gustosa anche ripassata con il burro in padella, la radice di raperonzolo – assieme alle parti aeree della pianta – è utilizzata a scopo alimentare fin dall’antichità.

radici di raperonzolo

Erbe commestibili autunno: radici e parti aeree di raperonzolo

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