Erbe della medicina tradizionale cinese piene di pesticidi: lo denuncia Greenpeace

di Marco Grilli del 27 dicembre 2013

La medicina tradizionale cinese sta riscontrando sempre maggior successo in Europa. I dati parlano chiaro: le esportazioni di erbe hanno toccato la cifra di 2,33 miliardi di dollari, con un incremento annuo del 36,48%. Greenpeace ha indagato però sulla loro effettiva sicurezza e, cercando la polvere sotto il tappeto, è giunta a conclusioni piuttosto allarmanti.

Già in un rapporto, redatto dalla sezione Asia orientale dell’associazione, era emersa una forte dipendenza dai pesticidi per le pratiche agricole legate alla produzione delle erbe medicinali, ma il più recente dossier “Erbe cinesi: elisir di salute o cocktail di pesticidi? (http://www.greenpeace.org/italy/Global/italy/report/2013/agricoltura/erbe-cinesi-briefing.pdf), concentrato sulle analisi dei prodotti a base di tali erbe in sette mercati chiave per l’esportazione (Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Olanda e Usa), ha aggravato ancor di più il quadro.

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In pratica, Greenpeace ha acquistato tali prodotti nei Paesi su indicati e ha inviato poi 36 campioni ad un laboratorio indipendente per le analisi. Volete sapere i risultati?

32 di questi si sono rilevati altamente tossici poiché contenevano residui di tre o più pesticidi! In 26 su 29 campioni, inoltre, i residui di antiparassitari hanno oltrepassato perfino il livello massimo consentito dall’UE.

C’è veramente da preoccuparsi, perché un’esposizione prolungata a questi pesticidi può provocare un  accumulo di residui chimici tossici nel nostro corpo, causando disturbi cognitivi e disfunzioni al sistema ormonale e riproduttivo. La presenza di più pesticidi in un singolo campione espone poi al cosiddetto “effetto cocktail”, dato che la loro combinazione può produrre effetti ancora più nocivi.

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E i prodotti venduti in Italia? Preparatevi al peggio. Le bacche di Goji, così come i bulbi di giglio e i datteri, avrebbero ben 23 tipi di pesticidi diversi, due dei quali, paradosso estremo, sono vietati perfino in Cina!

Per prevenire questo fenomeno, Greenpeace invita le autorità europee ad attuare sistemi di monitoraggio e controllo più accurati e severi, richiamando anche le aziende a perfezionare i loro sistemi di verifica per gli alimenti importati, distribuiti o venduti direttamente. Accorgimenti necessari per la tutela dei consumatori, altrimenti quel fantomatico elisir di benessere, potrebbe  essere un danno per la salute.

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Il rimedio-principe indicato dall’associazione ambientalista internazionale batte però su un tasto ben noto: la conversione all’agricoltura biologica, la sola in grado di controllare i parassiti senza ricorrere ai tanto nocivi pesticidi. Per Greenpeace, bisogna spezzare il circolo vizioso di un’ agricoltura industriale, basata sulla chimica, che richiede un utilizzo sempre maggiore di sostanze pericolose.

D’altronde, suona grottesco che perfino la produzione di erbe naturali –sane per definizione – si serva di pratiche intensive che non prescindono dall’uso di pesticidi chimici.

Occhio allora: questo cocktail… potrebbe rimanervi indigesto!

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