Estrarre petrolio in Sicilia conviene di più: si pagano meno tasse

di Luca Scialò del 11 aprile 2014

Estrarre petrolio in Sicilia conviene di più? Sembra proprio di sì, visto che nonostante la pesante spending review e il parallelo aumento medio delle aliquote, il governo regionale di Rosario Crocetta ha deciso di diminuire le tasse ai petrolieri. Più precisamente, le royalty per l’estrazione di oro nero, che passano dal 20 al 13 per cento.

E pensare che proprio un anno fa, la stessa Giunta  aveva raddoppiato le tasse ai cercatori di petrolio, aumentandole fino al 20%, accogliendo la proposta del Movimento Cinque Stelle. Ora però gli accordi sembrano essere saltati e il Governatore ha reso più attraente la ricerca del petrolio nel territorio e nelle acque siciliane. Segno dei tempi di crisi…

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Evidentemente dell’ambiente non interessa molto a questa Giunta. Una politica energetica come sempre incentrata sui combustibili fossili e volta a soddisfare gli appetitti dei soliti grandi gruppi industriali, nazionali ed esteri, che già da anni dettano la linea al piano enegetico italiano. Possibile che nessuno pensi alle rinnovanili, e al solare, in una regione come la Sicilia, dove il sole batte per tantissimi giorni all’anno!

Ma cosa cambia in concreto? Il guadagno dei petrolieri in Sicilia si abbassa ad ‘appena’ 9 milioni all’anno. Nel 2009, quando le tasse per i petrolieri erano bloccate al 7% del fatturato e la produzione valeva 278 milioni, alla Regione (e ai Comuni) andavano 12 milioni di euro, pur con tempi di pagamento lunghissim, tanto che ENI e Irminio hanno dato agli enti pubblici siciliani solo 420.000 euro rispetto al dovuto.

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In parole povere, il taglio delle royalty arriva quasi a ridurre di 2/3 terzi le cifre che le compagnie petrolifere avrebbero dovuto lasciare nelle casse siciliane. Trivellare in Sicilia conviene di più, con tutto ciò che ne consegue per le bellezze paesaggistiche dell’isola.

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