Eternit, la sentenza ancora più dura con la società svizzera

di Erika Facciolla del 7 giugno 2013

Il giorno della verità, della resa dei conti, delle sentenze e della giustizia rivendicata e negata per anni sembra essere finalmente arrivato. E il verdetto pronunciato dai giudizi nei confronti dei principali responsabili del disastro ‘Eternit’ è ancora più duro di quel che ci si aspettava.

La condanna scattata in secondo grado per Stephan Schmidheiny – l’imputato numero uno nel processo per le morti dell’amianto provocate dalla multinazionale in Italia – è di 18 anni di reclusione (due in più rispetto a quelli richiesti in primo grado), per i reati di ‘disastro doloso e omissione di cautele antinfortunistiche’ che hanno causato la strage dell’amianto. La corte presieduta dal giudice Alberto, ha invece dichiarato ‘estinti’ i reati a carico dell’altro protagonista, il barone Louis de Cartier De Marchenne, morto qualche settimana fa all’età di 92 anni.

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L’aula gremita dai parenti delle vittime ha accolto la sentenza con soddisfazione e commozione dopo che in primo grado il tribunale di Torino aveva già condannato a 16 anni i due fondatori della società, ritenuti responsabili anche per le vittime da malattie di amianto degli stabilimenti di Bagnoli e Rubiera, oltre che di Casale Monferrato e Cavagnoli.

Altrettanto esemplari le disposizioni emesse del giudice sul fronte risarcimenti: su tutti spicca quello disposto per il comune di Casale Monferrato (il più colpito dal disastro) al quale la Corte d’Appello ha riconosciuto un risarcimento di 31 milioni di euro, contro i 25 stabiliti in primo grado.

Non in sintonia con il rigore della sentenza, invece, è il mancato riconoscimento dei risarcimenti per Inail e Inps che avevano già avevano già avviato azioni di recupero in Piemonte. Ai familiari delle vittime costituitesi parte civile, la Corte ha riconosciuto un’indennità di 30.000 euro ciascuno.

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